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La
pagina di Walter
SONETTO AMOROSO
Gli occhi tuoi sorpresi nel vento, sorridenti,
confusi con l'aria, che pacata canta la tua gloria, per
me segnali di un nuovo tormento. Te sogno, all'ombra
di un salice, e nel vento volano i pensieri, nel tuo corpo
navigan desideri, il desio di ber al tuo calice.
Come una rondine, di libertà vogliosa, perduta in gabbia,
un giorno il volo sà che avrà, così
il cuor mio par che abbia già in mano l'amor che non
avrà, ma intanto soffre e muor di rabbia.
INFANZIA Guardo le foto di un tempo lontano, è
vero, con l'infanzia se ne và rapidamente, nostrà
felicità verso il sogno di un ricordo arcano.
Guardo te, te, che te ne sei andato, e più ti guardo
più vedo me, e più mi guardo, più amo te,
e lacrimo, ché non m'hai lasciato. Guardo
lei, lei, che mi ha generato, e della sua bellezza mi innamoro,
e poi loro, che mi hanno amato, e loro, il cui affetto
ristoro non cerca, seppur affaticato. Loro cantano ancor
me, in coro.
LA CITTA' E' SOLA
Domenica di agosto strade squarciate
da raggi di sole distratto Lunga via deserta
gialla e senza conforto. Una campana suona
lenta inutilmente. Un bimbo piscia
sul marciapiede disperatamente. Una ragazza
passa in bicicletta e mi innamoro di lei.
Per cinque minuti. Poi la dimentico. La musica dei piccioni
mi consola. La città è sola. Io
pure. Ci facciamo compagnia a vicenda.
Canzone per Maddalena
Maddalena cammina sulle porte
della sera notte di primavera una luna che non pare vera.
Maddalena è sicura il buio non le fà
paura non c'è per lei alcun bisogno di cercare la
vita in un sogno. La pioggia le tira le chiome,
il vento le parla, non so come, la strada si illumina da sola
la notte il pianto consola. La mole della cattedrale
le ricorda un antico Natale, quando lei non voleva dormire
una voce voleva sentire: la voce degli innamorati
da un male tremendo traviati fuggiti dall'Eden per noia
verso una fonte d'effimera gioia. "Maddalena
non devi peccare" le dicevan "stai attenta che il
male
si cela anche nella carne inquieta di
una fulva boccuccia di seta. Ma si sa che la primavera
con sé porta un'aria diversa: non fu più il timor
del peccato a turbarti, ma un sogno neonato.
E il sogno inseguisti a tal punto che scambiasti un bacio per
promessa e in te nacque un nuovo turbamento e da allora
non fosti più la stessa. E a un tizio regalasti
il tuo amore gli facesti assaggiare il sapore della tua
candida pelle sotto lo sguardo curioso delle stelle.
Ma gli uomini hanno troppo da fare per pensare alle bimbe da
amare e l'immagine di quel cavaliere svanì dopo appena
due sere. Allor non fù più l'amore
a far visita da amico al tuo cuore ma fu solo il freddo dolore
a violarti con il suo tremore. Al dolor subentrò
la vergogna di una triste svergognata destinata al disprezzo,
alla gogna a lamentar la sua età rovinata.
Maddalena volevi morire nel fiume volevi annegare ti mancava
solo il coraggio di partir per l'ignoto viaggio.
Più volte alla riva tornasti, alla fine di ogni giornata,
fin quando non ti decidesti. "Son sicura, la faccio finita!"
Fu allor che un'oscura voce ti diede il giusto consiglio,
nel grembo un fremito felice, il respiro segreto di un figlio.
Il pensier del vitale tuo ventre sconvolse il mesto
tuo cuore "Ma in fondo val più un nuovo amore
di quello che pensa la gente!"
Maddalena, boccuccia di seta, senti il
caldo di una nuova vita, la Speranza ti aveva smarrita,
stai tranquilla, la tempesta è svanita. Maddalena
cammina, sotto il filo della sera, sera di primavera,
Dio ascolti la tua preghiera.
Sera settembrina
Ti vedo, nuvola gialla di sera
ubriaca di false opinioni senza l' attesa di vecchie
stagioni. Ti sento, canuto monte del tempo che muore
sotto la rossa ciliegia che sbaglia giudizio. Ti voglio,
notte ascoltata nel rumore accecante del mondo del pianto
e della ragione errante. Ti vedo, destata sera settembrina
di vie nascoste di senza e ma e di strade rotte.
Davanti al sarcofago di cavaliere
nella chiesa di San Francesco (Palermo) Ragazzo che dormi sulla soffice pietra
chi recò oltraggio alla tua povera carne nella nebbia
del tempo? Chi ebbe il coraggio di lasciar inutile la spada
nel tuo fulvo arto e di rapirti la vita nel freddo mattino?
Chi pose i suoi baci sulle tue gelide labbra quando le meste
spoglie penetrarono il tempio per sposare la pietra?
E chi ti sorrise ai natali e ti fece dono alla vita per
poi veder le tue carni fanciulle violate dal sangue e beffate
dal tempo? E chi ti trasmise, giovine, i tuoi sommi valori
e il senso dell'onore e la fede nell'Eterno e l'amor per
il cammino? E dove trovasti , cavaliere, l'amore profano,
dei sensi, che la fede rifiuta, la carne comprende e
il sonno rimpiange? E quali alberi, quali selve, quali torrenti,
quali belve il tuo sguardo seguì curioso? Quali luci,
quali ombre la tua ombra sfiorò maliziosa? Quali
nubi, quali cieli coprirono il tuo passo? E quali infiniti
mari la tua nave percorse verso luoghi nascosti dietro
tristi illusioni? Qui , a San Francesco, il tuo cammino
è finito, la tua strada è si è sfaldata,
solo il sonno ti fa compagnia nella notte della coscienza.
Dove sei?
Dove sei? Ti cerco nel buio ma non ti trovo.
Ti vedo tra gli alberi ma non ti scovo. Ti sento nelle mura
ma è un mio errore. Cerco la tua carne ma non riesco
a morderla piano. Cerco il tuo profumo ma non riesco
a capire. Cerco le tue labbra ma non riesco a sentirne
il sapore. Dove sei, bimba? Ti troverò mai?
La morale
Quanto ci uccide la morale! Ci mette cani contro
cani Nelle vuote parole di chi ha ragione Ci mette forti
contro forti Ci mente sempre, senza parlare Ci fa dire sempre,
senza pensare Quanto ci uccide la morale! Passeggiata
Luce arancio Ricordi di età federiciana
Nella mia mente Quel porfido egizio Nell'azzurro mare
Canzoni inventate, canzoni Madonna dir vo voglio Como amor
m'ha priso E ancora lo odio, il Servo dei Servi E li sento,
i suoi pensieri protervi E poi ti ho pensato, e forse Può
accadere in terra spagnola E intanto ho paura per domani
E anche per dopodomani E ti aspetto nella mia camera Com'era
bello quel porfido rosso
Com'era forte, quel porfido rosso Rosso
come l'amore Che mi aspetta a Barcellona E io fremo per
raggiungerlo Mentre la luce arancio Squarcia il mio destriero
fumante E meravigliosamente Un amor mi distringe Caro
il mio Jacopo Caro il mio Federico Cosa importa, il tempo
Passa, arriverà, arriverà La liberazione
domani Non accadrà niente E intanto guardo il mare,
azzurro. Fremo Fremo come un remo che dice fremo
come un treno senza più freno, come fremo, come un
aereo senza più ali, uguali sentimenti nel mio fremere
come una luce che ridere non sa più, ma tenere carezze
attendo e fremo.
Cancro
Ho
bi
so
gno
di te
amo
re
ma
non
ti
tro
vo
nel
la
ne
b
b
ia
che
no
scor
n
go
che
mi
pia
ce
sog
nare
dove
sei
tu
ti
ve
do
s
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l
di
o
not
te
ti
amo
so
lo
nel
so
gno
ti
scru
to
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lo
non
ba
sta
tu
c
he
mi
toc
chi
lo
c
s
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ha
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du
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di
te.
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