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La pagina
di Viky
- Capitolo 3
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- “L’angelo della notte
è vicino a te…
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- Anche quando sei lontano
col corpo…
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- Con la mente…
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- In silenzio ascolta
il tuo cuore…
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- La tua anima…
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- E continua ad amarti…
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- Semplicemente ad amarti.”
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- (anonimo/a)
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- -Orrore nel cuore-
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- Il vampiro alzò
gli occhi dal tavolo, inchiodando Demian che sussultò.
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- Un brivido passò lungo
la schiena del ragazzo che aveva distinto nello scintillio dei
di lui occhi l’assenza di umanità.
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- Non riusciva a pronunciare
parole, esse erano come morte nella sua gola. Non ne aveva proferite
durante tutto il racconto e ora aveva mille pensieri nella testa
e domande a cui non riusciva a dare voce.
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- Andrea si alzò e il rossino
scattò all’indietro, facendo aderire di colpo il dorso allo
schienale della sedia, tirando via un braccio da sopra il tavolo
e guardando l’altro negli occhi, dal basso verso l’alto.
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- _Non ti farò del male._
Demian però non abbassava la guardia; seguiva con lo sguardo
gli spostamenti del vampiro, che si stava muovendo paurosamente
verso di lui. Il ragazzo si portò un pugno sul petto e l’altro
sullo stomaco; Andrea s’inginocchiò di fronte a lui e gli prese
dolcemente una mano per portarsela lentamente alle labbra e
posarvi sopra delicatamente un bacio. Demian trattenne il respiro
finché l’essere dalle labbra ghiacciate non tirò su nuovamente
la testa_ Ti voglio in vita, non desidero la tua morte e sei
incantevole. Quindi non aver paura, non farò assolutamente nulla
che possa farti male.
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- Il moro sentiva i fremiti
interiori del ragazzo e si rammaricò. Si alzò e si allontanò
a distanza sufficiente per tranquillizzarlo.
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- _Dove vai?_ chiese improvvisamente
Demian, squarciando il silenzio.
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- Andrea si fermò e si voltò;
sorrideva.
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- _Non mi sono ancora nutrito
questa notte. Non posso restarti vicino in questo stato, la
tentazione è troppa e benché io sia sicuro che non ti farei
mai del male, meglio non correre rischi, no?
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- _Cosa ti dice che resterò
qui ancora per molto? Potrebbe anche darsi che non appena tu
uscirai io fuggirò.
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- _Potrebbe essere. Ma dal
momento che lo stai dicendo non credo che lo farai.
- Il rossino non sapeva
cosa rispondere. Forse era vero.
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- Sì, era da pazzi restare
nella dimora di un vampiro, per quanto anche solo pensare una
cosa simile era per lui assurdo.
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- Ma lui l’aveva salvato.
L’aveva consolato e gli aveva raccontato una storia antica e
segreta, la sua storia.
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- Era pazzo, sì, e fuori
di testa e non aveva nulla da perdere.
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- Infatti sapeva già che
non sarebbe andato via.
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- Aveva paura. Quella situazione,
la storia che l’altro gli aveva raccontato, tutto in quei giorni
si era rivelato illogico. Vampiri, sangue, eternità…
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- _Posso venire con te?_
chiese tutto d’un fiato, prendendo coraggio.
- _No.
- _Perché?
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- _Non devi vedere mentre
lo faccio.
- _Ma…
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- _Niente ma. Sei un essere
umano. Un ragazzo e per di più minorenne._ accennò un sorriso_
Quindi ti prego di non insistere e di stare buono ad aspettarmi.
Puoi restare qui quanto vuoi, a maggior ragione di notte, in
cui Roma non è troppo amichevole.
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- _Mi tratti come un bambino.
- Il vampiro rise.
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- _Cerca di capirmi, ho
all’incirca mille anni più di te.
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- Demian sgranò gli occhi
e sbatté le palpebre e questa reazione intenerì Andrea e lo
fece ridere di gusto, dopodiché il vampiro sgusciò via dalla
stanza.
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- Il rosso l’aveva visto
come scomparire. Sospirò.
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- In che razza di situazione
si era cacciato. Ospite di un vampiro. Sorrise ironicamente.
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- Vampiro… sembrava così
assurdo.
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- Ma sapeva, percepiva che
era vero. L’altro non era umano e chiunque altro con un po’
d’attenzione l’avrebbe capito.
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- Si guardò intorno. Era
in una casa bellissima, con più lusso di quanto ne avesse mai
visto nella sua vita. Decise di approfittarne.
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- La vasca da bagno era
immensa, avrebbe potuto quasi nuotarci dentro!
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- Si rilassò, poggiandosi
con la schiena al bordo e sospirando al piacere dell’acqua calda
e fumante che ristorava il suo corpo dalle recenti fatiche.
Aveva riempito l’acqua di tutti i bagnoschiuma che aveva trovato
in quella sontuosa toilette. Aveva usato quello al muschio bianco,
quello all’olio di mandorle, quello all’estratto di fiori d’arancio,
alla rosa, al tè.
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- Si lavò dolcemente con
le mani, inalando il delizioso profumo che emanava quell’acqua
arricchita di oli. Le sue ferite stavano pian piano guarendo
e a causa del sapone ora gli bruciavano un po’. Quelle infertegli
la notte in cui Andrea l’aveva salvato… e quelle inflittegli
da quell’uomo che un tempo aveva chiamato padre.
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- Sentì la solita sensazione
di ineluttabilità salire dal suo stomaco, ma la ricacciò indietro.
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- Non doveva pensarci, non
voleva pensarci.
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- Suo padre era storia passata
e nonostante ci avesse pensato parecchie volte, non era ancora
il momento di morire. Non avrebbe permesso che quella feccia
gli distruggesse la vita.
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- Avrebbe voluto eliminare
quell’uomo dai suoi pensieri, il dolore a lui collegato, i ricordi
di una vita assieme. Ma c’era la sua sorellina, rimasta in quella
casa orribile. Sola. Ovviamente sarebbe tornato da lei. Ma come?
Doveva denunciare suo padre e fare così ciò che sua madre non
aveva mai avuto il coraggio di fare. Anche se aveva una fifa
assurda di tornare, doveva farlo.
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- Poggiò la fronte alle
ginocchia, pensando, cercando di capire cosa doveva fare. Era
così assorto nei meandri dei suoi pensieri da non accorgersi
del ritorno di Andrea.
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- _Il bagno è di tuo gradimento?
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- Demian, spaventato, lanciò
un gridolino.
-
- Andrea gli sorrise. Qualcosa
era cambiato nell’essere. La sua pelle aveva un delizioso, leggero
colore rosa pallido, le sue guance leggermente imporporate,
il suo sguardo era intenso, liquido e rilassato, come quello
di un amante dopo aver fatto l’amore. Il ragazzo rimase inebetito
a guardarlo, rapito da quella bellezza perfetta.
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-
- Lui era una creatura perfetta!
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-
-
- Andrea ovviamente si rese
conto di quell’ammirazione e ne fu lusingato nonostante l’abitudine
a reazioni del genere. Si avvicinò alla vasca da bagno. Demian
lo guardava dal basso, rannicchiandosi tutto.
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- _S… sì._ si ricordò di
rispondere alla domanda dopo un tempo interminabile.
-
- _Mi fa molto piacere_
rispose lui allargando il suo sorriso, mostrando i suoi denti
bianchi e perfetti, con due insoliti canini acuminati che non
tentò di nascondere.
-
- _Mi spiace di non aver
chiesto prima il permesso…
-
- _Non preoccuparti. Hai
fatto bene. I piaceri del bagno sono fatti per chi può apprezzarli
pienamente.
-
- _Ti sei… nutrito?
-
- Il viso di Andrea si rabbuiò
quasi impercettibilmente.
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- _Sì.
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- _Chi…
-
- _Non è opportuno che ti
parli di queste cose. Non avrei dovuto neanche raccontarti quella
storia.
-
- _Oh, smettila, non sono
un bambino!
-
- _Oh, sì che lo sei…
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- Demian lo guardò contrariato,
con sguardo cocciuto.
-
- Sentì qualcosa nella testa,
quel dolore improvviso, quel suono acuto nelle orecchie. Il
ragazzo si agitò nell’acqua.
- _La smetti di leggermi
nella mente?! Ti ho detto che fa male!
-
- _Scusami. Vuoi aiutare
tua sorella.
-
- _Ovviamente. La porterò
via da quella casa.
- _E come pensi di fare?
La polizia credi che riuscirà? Tua madre e tuo padre potrebbero
negare tutto e la piccola verrebbe portata da psicologi e la
faccenda si allungherebbe. Però è l’unica cosa che puoi fare
del resto…
-
- _Posso sempre rapirla
e portarla con me.
- Andrea rise.
-
- _E dove andrete? Sei solo
un ragazzo, credi di poter mantenere sia te che lei?
-
- _Ce la farò! Troverò un
lavoro. Voglio portare mia sorella lontana da lì! Ci andrò stanotte
stessa.
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- _Vuoi che venga con te?
- _E’ un reato, tu…
- Il ragazzo si zittì. Un
vampiro non aveva di certo paura della legge.
- _Lo faccio volentieri.
Permettimi di aiutarti in questa buona azione. Ne ho fatte così
poche nella mia vita.
-
- _Vuoi aiutarmi per redenzione?
- _Voglio aiutarti per l’energia
che emani, per il fascino inconscio che hai, per la tua fragilità
e per quanto sei bello e attraente tutto bagnato.
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- Demian avvampò e s’immerse
nell’acqua fino al naso.
-
- Quel tipo… come poteva
dire certe cose con tanta naturalezza?
-
- Andrea prese un ampio
telo azzurro e lo aprì. Il rosso esitò, poi si alzò velocemente
e si lasciò avvolgere in quel morbido asciugamano.
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- Il moro lo guardò attentamente.
Quel ragazzo lo attraeva come poche persone erano riuscite a
fare nella sua lunga esistenza.
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- Demian stringeva i due
lembi del telo, coprendosi pudicamente, ovviamente avendo capito
che, in un modo o nell’altro, non era indifferente al vampiro.
Questo lo spaventava, date le sue esperienze negative in materia.
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- Per lui l’attrazione fisica
era violenza.
-
- I capelli umidi si attaccavano
disordinati sul suo visetto affilato, le ciglia bagnate erano
lunghe e scure, i suoi piedi immersi in una pozzangherella d’acqua
che lui stesso aveva generato.
- Sembrava un pulcino, un
bambino.
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-
-
- Adorabile.
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-
-
- Quel ragazzino ostentava
sensualità pur non volontariamente e Andrea si sentiva MOLTO
attratto.
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- _Mmmh… dovrei vestirmi.
- _Cosa t’impedisce di farlo?_
chiese il vampiro facendo l’ingenuo.
-
- _ Vorrei un po’ di privacy!
-
- Demian si sentì sfacciato.
L’altro l’aveva salvato, ospitato, offerto la propria dimora
e lui non faceva altro che fare l’acido. Si vergognò.
- Andrea comprese i suoi
dilemmi e sorrise incamminandosi verso l’uscita del bagno.
- _Ti aspetto di là. Quando
sei pronto andremo a casa tua.
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- E sparì dalla vista.
-
- Casa sua… si rattristò
moltissimo a immaginare quel luogo di orrore come suo.
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- Dopo poco, Demian raggiunse
Andrea nel salone dove il vampiro, solo un paio d’ore prima,
gli aveva raccontato la sua storia.
-
- Il moro stava osservando
uno dei propri dipinti rinascimentali, di un artista al rossino
sconosciuto. Ovviamente egli si accorse dell’arrivo di Demian
anche prima della comparsa di quest’ultimo.
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- Si voltò. Demian indossava
i vestiti del giorno prima e Andrea notò con piacere che il
giovane aveva indossato ancora la giacca corta di velluto blu.
- _Quel colore ti dona.
Crea un contrasto meraviglioso coi tuoi capelli.
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- Demian distolse lo sguardo
nuovamente imbarazzato. Non era abituato a tutti quei complimenti,
ad essere osservato così. Nella sua vita era sempre stato uno
di quei ragazzi abbastanza “invisibili”. Non faceva parte né
degli emarginati né dei popolari. Era sempre stato normale,
noioso, inutile, una di quelle persone che la gente non cerca
mai.
-
- Nel giro di qualche giorno
aveva ricevuto tutti i complimenti e le attenzioni della sua
vita.
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- Tutto da un vampiro millenario.
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- _Andiamo?_ chiese il ragazzo
tentando di nascondere il disagio e di cambiare discorso.
- Andrea annuì.
-
-
-
- Demian si sentiva come
un vampiro.
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- Ultimamente viveva di
notte, dormendo tutto il giorno anche se il dì trascorso non
aveva chiuso occhio ed ora si sentiva parecchio stanco.
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- Andrea l’aveva fatto volare
nel cielo notturno, colpito dal vento freddo della notte, stringendolo
saldamente, come promettendo silenziosamente che mai e poi mai
l’avrebbe fatto cadere.
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- Quando si avvicinarono
alla meta Andrea rallentò e Demian riuscì ad aprire le palpebre
che fino a quel momento aveva tenuto strette.
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- Il rossino poteva guardare
il profilo angelico d’egli stagliarsi nell’intensa, opaca luce
lunare, i suoi capelli sottili svolazzare leggeri sul viso bianco,
le sue labbra chiuse in un espressione contenuta, gli occhi
possessori di una dolce espressione appagata probabilmente dal
sangue.
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- Planarono senza farsi
vedere nel piccolo cortile di una casa marrone.
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-
-
- La casa di Demian.
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- Essa non era molto grande,
tipica delle famiglie di ceto medio. Le persiane erano già chiuse
e dal loro interno proveniva la forte luce dei lampadari; il
tetto a punta presentava dei buchi dovuti a tegole cadute, ma
nell’insieme la casa era modesta e piacevole a vedersi.
-
- Il ragazzo rabbrividì.
Andrea gli posò un braccio intorno alle spalle e guardandolo
annuì, infondendogli coraggio. Il rossino indicò una portafinestra
al piano superiore dell’abitazione.
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- _Quella è la stanza di
mia sorella._ disse con tono basso.
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- Il vampiro lo prese
di nuovo tra le braccia e spiccò un breve salto fin sopra al
bancone della camera da letto della bambina. Andrea assunse
un’espressione seria e concentrata, Demian spalancò gli occhi
sentendo alcuni gridi strozzati e strani rumori. Si staccò improvvisamente
dal vampiro ed entrò nella stanza, rompendo con la spalla la
finestra.
-
- La scena che vide gliene
riportò alla mente un’altra terribile che aveva vissuto e che
ricordava bene.
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- Quell’”uomo” aveva
i pantaloni calati e stava schiacciando la ragazzina sotto di
sé, penetrandola brutalmente. La piccola piangeva e i suoi singhiozzi
erano soffocati dalla grossa, malvagia mano di suo padre. All’irruzione
del ragazzo l’uomo si fermò e volse lo sguardo lascivo verso
di lui.
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- _Demian…?!
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- Il rossino non riusciva
a proferire parola. Digrignava i denti, i suoi occhi erano pieni
di rabbia e di odio; strinse i pugni fino a farsi male.
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- _LASCIALA STARE SCHIFOSO
BASTARDO!! ALLONTANATI DA LEI!!_ gridò in preda alla collera
e all’orrore.
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- L’uomo si alzò dal piccolo
corpo della ragazzina e non tentò nemmeno di coprirsi. La piccola
si arrotolò sul letto e iniziò a tremare e a singhiozzare. L’uomo
tentò di sorridere ma quel che ne uscì fuori fu solo una terribile
smorfia.
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- Il padre di Demian era
massiccio, non più in forma a causa del bere e del troppo mangiare,
con gli unti capelli neri disordinati e occhi vitrei di un colore
indefinibile tra il verde e il marrone.
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- _Demian. Dov’eri finito?_
chiese con la voce ancora impastata di lussuria_ Ci siamo preoccupati
tanto per te… davvero tanto.
-
- Mosse qualche passo in
avanti.
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