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La pagina
di Viky
Vittoria Agostinelli.
Sono nata a Roma il 23 gennaio del 1991. Sono arrivata terza al
concorso scolastico di poesia due anni fa.
Amo immensamente leggere, è
questo il modo in cui nutro la mia anima e adoro scrivere, perché
così posso creare mondi che non esistono, esprimere sentimenti e
fermare il mio cuore sul foglio.
Voglio condividere ciò che
scrivo, sperando di far vibrare l'anima di qualcuno. E' questo il
mio più grande traguardo.
Amore immortale
Era da molte notti che lo spiavo.
Erano passate molte notti da quando avevo incrociato i suoi occhi.
Cos’è che mi ha così totalmente
stregato di lui?
Nonostante i miei millecinquecento
anni non riesco ancora a capire quale droga egli abbia insinuato
in me, senza neppure toccarmi.
Durante la mia lunga esistenza
ho avuto diversi amori, inevitabili ma non indissolubili. Così è
sia per un umano che per vampiro.
Ho stretto tra le braccia molte
vite, le ho amate, e poi le ho prese, perché un vampiro trova la
pace solo nel sangue. Troviamo appagamento solo in quel morso che
toglie la vita, solo nel momento in cui sentiamo scorrere il sangue,
fluire dal corpo della vittima innocente alle nostre gole insaziabili.
E’ la nostra tortura e la nostra
estasi.
Secondo le leggende i vampiri
sono mostri assetati di sangue che risorgono dalle tombe per nutrirsi
dei vivi. Ma si parla mai dei sentimenti dei vampiri?
Sì. Un vampiro, purtroppo,
prova tutti i sentimenti che provava da vivo, ma con un’intensità
mille volte superiore. Così la rabbia, la tristezza, l’odio, l’amore,
sono emozioni che ci dominano, fino a farci perdere il senno. Quando
un vampiro odia è capace di tutto. Ma soprattutto, quando un vampiro
ama diventa folle. Il sentimento d’amore soggioga i non morti fino
a renderli schiavi.
Gli immortali amano gli essere
umani, questo è un dato di fatto. Essi sono per noi irresistibili.
La loro carne palpitante, il sangue caldo che gli scorre nelle vene,
il profumo eccitante della loro paura, la loro fragilità. La loro
imperfezione è ai nostri occhi così perfetta, da farci innamorare,
da farci impazzire.
La sera in cui lo incontrai
avevo bevuto da diverse persone, quindi la mia sete era placata.
Volavo nel cielo notturno, tra le stelle, godendo del freddo vento
d’autunno. Amo perdermi nell’aere, assaporare la sensazione di leggerezza,
di quella libertà che un tempo sognavo.
Avvertii subito un profumo
appetitoso. Ce ne sono pochi così, ma sono capaci di risvegliare
la sete anche dopo che si ha banchettato tutta la notte. Così, incuriosito
ed attratto, ridiscesi lentamente sulla terra, nascondendomi alla
vista, stringendomi di più nel mio mantello scuro. E lui era lì.
Quei capelli rossi, accesi come fuoco, erano scompigliati dal vento,
la sua pelle chiara era abbagliante sotto la luce artificiale dei
lampioni, i suoi lineamenti erano delicati e fini come quelli di
una fanciulla. Una vera bellezza. Fu quando i suoi occhi, due grossi
smeraldi dalla luce viva incontrarono i miei, che persi la ragione.
Aveva uno sguardo combattivo quell’adolescente, uno sguardo orgoglioso
e arrabbiato col mondo.
Se avessi potuto respirare
sicuramente avrei perso il fiato, di fronte a tanto splendore.
Dio, era la creatura più bella
che avessi mai visto, e quel profumo che avevo percepito volando
sopra di lui ancora mi torturava.
Lo seguii per tutta la notte.
Illuminava le tristi strade di Roma.
Da quella volta lo cercai ogni
notte e, ineluttabilmente, lo trovavo per poi seguirlo, osservarlo
dall’ombra, bearmi della sua bellezza e inconscia grazia e studiarlo
meglio.
Camminava con passo malfermo,
tenendo le mani nelle tasche del giubbotto, indossando sempre gli
stessi jeans che, dannazione, gli fasciavano il sedere in maniera
divina. Mi sentii molto umano in quelle notti, mentre lo seguivo,
rigorosamente dopo essermi nutrito, perchè non era mia intenzione
ucciderlo. Il solo pensiero mi dava la nausea. Lui non avrebbe fatto
la fine dei miei precedenti amori umani, lui era diverso.
Dimostrava sì e no diciotto
anni, un vero cucciolo. Sognavo di vedere il suo sorriso, perché
fino a quel momento l’avevo sempre visto serio, pensieroso e anche
un po’ incazzato.
Desideravo sentire dalla sua
bocca tutto ciò che volevo sapere su di lui.
Quante notti trascorsero? Dieci?
Venti? Non lo ricordo più. Il tempo per un vampiro è relativo.
Ringraziavo la forza misteriosa
che lo faceva stare sveglio fino a quell’ora, ringraziavo che in
quel momento la notte fosse per me un vantaggio e non una limitazione.
Dopo innumerevoli notti passate
a riflettere, presi la mia decisione. Uscii allo scoperto e mi incamminai
verso la mia pallida ossessione.
Lui sedeva sul prato di un
parco. Era appoggiato ad un albero e teneva gli occhi chiusi, inspirando
la fredda aria notturna che non sembrava dispiacergli. Rilassato,
dolce così com’era, provai invidia per ogni cosa che lo toccava,
dalla pianta che lo sosteneva ai fili d’erba che lo sfioravano.
Lo guardavo dall’alto, non facendo trasparire alcuna emozione dal
mio viso cereo, eppure ero quasi nervoso.
Egli aprì gli occhi, tenendoli
socchiusi, guardandomi tranquillo. Sorrisi e mi sedetti accanto
a lui. Lo vidi osservare curioso il mio abbigliamento. Beh sì, era
un po’ arcaico lo ammetto. Lasciai qualche bottone della camicia
slacciato sul petto, perché inconsciamente volevo sedurlo.
“Nottata fredda”. La mia voce
ha una tonalità molto più alta di quella di una persona qualunque,
quindi la dosai per non spaventarlo. “Cosa fai tutto solo?”
Lui mi guardò in viso, serio
e corrucciato così come l’avevo visto la prima volta, così come
avevo imparato ad amarlo. So perfettamente come apparsi ai suoi
occhi umani: una statua di marmo, abbacinante e levigata, priva
di qualsiasi segno che avrebbe potuto definirne l’età, con occhi
iridescenti, accesi, come fatti di Swarovski azzurri; le mie labbra
erano rosse come sangue. Mi trovava bello e questo io lo sapevo.
Ciò mi faceva scaturire dentro una sorta di strano orgoglio. Come
ho già detto, lui mi faceva sentire molto umano.
“Niente di particolare come
puoi vedere”. Oh, esisteva musica più dolce della sua voce? Essa
era tenera, maschile, molto giovane e un po’ squillante, con una
nota di ostilità che la rendeva appassionata. Rimasi interdetto.
Mai mi sarei aspettato che la voce di qualcuno potesse farmi un
simile effetto, darmi tutte quelle sensazioni. La verità è che mi
ero innamorato anche della sua voce.
Ero disorientato da ciò che
mi stava facendo provare quel ragazzino, la cui pelle era così pallida
che avrebbe potuto competere con la mia. Era incuriosito da me.
Percepiva col suo naturale istinto che ero diverso dagli altri uomini;
notava il mio pallore e la luminescenza esagerata dei miei occhi.
Chiuse gli occhi e tornò ad appoggiarsi all’albero, come se niente
fosse. “Ascolto la notte”.
Quella frase mi stupì. Ascoltare
la notte… io lo faccio da più di mille anni.
Non riuscivo a staccare nemmeno
per un istante gli occhi da lui. Era più bello ogni notte che passava
e nel mio immenso egoismo non desideravo altro che toccarlo, sfiorare
la sua pelle, stringere il suo giovane corpo tra le braccia e bere
il suo nettare rosso. Mi vergognai di quel pensiero, perché sporcava
la sua purezza.
Osservai il suo profilo netto
stagliarsi sullo sfondo della città. Il suo naso era dritto, i capelli
scoprivano a tratti la fronte, le labbra chiuse reclamavano baci.
“E cosa ti dice la notte?”.
Arricciò le labbra in una smorfia
adorabile e continuò a tenere gli occhi chiusi.
“Mi dice che lei è perfetta
e che io sono indegno anche solo di cercare di trovare conforto
in lei”. Aveva pronunciato quelle parole come se avesse liberato
gocce d’oro dalle labbra. Sì, la sua voce era oro.
“Perché mai pensi questo, Demian?”.
Voltò la testa di scatto, sbarrando gli occhi, guardandomi come
se mi vedesse per la prima volta.
“Come sai il mio nome?!” C’era
urgenza nella sua voce e un po’ d’inquietudine. “Io non te l’ho
detto”.
Ero stato così incauto, senza
nemmeno rendermene conto gli avevo letto nella mente.
Mi avvicinai di più a lui,
poggiando i palmi delle mani sulla corteccia ruvida, bloccandolo
tra me e l’albero. Egli mi guardava spavaldo, ma non poteva nascondere
la paura. Non ad un vampiro.
Avvicinai il viso al suo. Lo
sfioramento mi fece rabbrividire da capo a piedi, il suo profumo
mi entrò nelle narici, facendomi finire sull’orlo della pazzia.
Tremò leggermente; la mia pelle fredda lo turbò ancora di più e
si ritrasse maggiormente contro l’albero cui poggiava, guardandomi
con una luce strana negli occhi, tra sfida e timore. Colto da una
passione troppo grande per riuscire a reprimerla, poggiai le mie
labbra sulle sue. Non avevo mai toccato nulla di più morbido ed
invitante. Sfiorai quei piccoli petali con la lingua, facendo tremare
tutto il suo corpo. In quel momento avevo perso la ragione ed ero
solo preda dei sensi. Lo costrinsi ad aprire la bocca sotto la spinta
della mia lingua e lui, impotente, non poté far altro che assecondarmi.
L’antro caldo della sua bocca era così dolce che temetti di perdere
il controllo, anche se sapevo che mi sarei gettato nel fuoco subito
dopo, perché avrei sopportato l’agonia del sole piuttosto che saperlo
privo della vita che ormai amavo più di ogni altra cosa al mondo.
Continuai la mia lenta esplorazione nella sua bocca, tenendo gli
occhi chiusi come fanno gli umani quando si baciano, stringendo
il suo corpo fremente contro di me. Lui non si oppose, anzi, accolse
la mia invasione timidamente, e dubbioso mosse la sua lingua, strusciandola
contro la mia. Una scossa violenta si diffuse in me. Sangue bollente
gli ribolliva nel corpo, eccitato dal bacio che discretamente ricambiava.
Gemette nella mia bocca. Era una sensazione sconvolgente averlo
così, tra le braccia, dolce, indifeso ed eccitato. Mi voleva anche
lui ma non nella maniera in cui lo volevo io. Io agognavo la sua
linfa vitale, il suo sangue, lui solo qualche carezza più spinta.
I vampiri non possono fare l’amore. Quello tra le gambe è l’unico
organo che non viene potenziato dal sangue.
Mi staccai da lui lentamente,
i suoi occhi erano chiusi, assaporava ancora l’attimo di piacere
che gli avevo donato. Lo fissai per lunghi istanti, godendo delle
sue guance arrossate sulla pelle chiara, delle labbra gonfie ed
umide del mio bacio, degli occhi che iniziò ad aprire piano, puntandoli
nei miei. Continuai a guardarlo, perdendomi nei suoi occhi dolci
e acquosi, trovandoci dentro l’universo. Il suo calore mi aveva
abbagliato, mi aveva dato l’illusione di poter essere qualcosa di
diverso da un mostro, di poter ancora amare veramente. Sorrise timidamente.
Il mio sogno si era realizzato:
stavo guardando le sue labbra stese in uno dei sorrisi più belli
e radiosi che avessi mai visto, e che superava qualsiasi mio sogno.
Sorrisi a mia volta di fronte
a tanta innocenza. La dolcezza di quel bacio non l’avrei più dimenticata.
Posai una mano sul suo viso, assorbendo il suo piacevole tepore.
Il suo sguardo si era addolcito, non mi guardava più con astio come
all’inizio. In quel breve arco di tempo, con la dolcezza che avevo
infuso in quel bacio, l’avevo conquistato. Dopotutto, sedurre è
il mio mestiere.
Avrei voluto allontanarmi da
lui, o forse dal desiderio che avevo di lui . Non dicemmo nulla,
perché non volevamo rompere l’incanto di quel momento.
Provavo una tenerezza che mai
mi aveva distinto, e desideravo proteggere quel ragazzo più di ogni
altra cosa al mondo.
“Sei solo come me, vero?” Mi
chiese a bassa voce.
Quella frase mi trafisse. Piansi.
Mi maledissi per quella reazione.
Dai miei occhi non sgorgano rivoli di acqua salata ma grosse, copiose
lacrime cremisi.
Sì, io piango sangue.
Il ragazzo aprì le labbra in
un grido muto, tentando di allontanarsi da me. Afferrai una sua
mano e me l’avvicinai alle labbra, baciandola con ardore. Ad occhi
chiusi saggiai quella pelle profumata e calda, la baciai come se
fosse stata l’unica cosa che avesse potuto tenermi in vita, a galla
in un abisso di tenebra. Lui mi guardò terrorizzato. Tenevo gli
occhi chiusi ed ero abbandonato su quella mano, che era la mia salvezza.
Lo presi tra le braccia e mi
librai nell’aria, leggero, invisibile. Confuso, mi ordinò più volte
di riportarlo a terra, ma non lo ascoltai, in quel momento riuscivo
a percepire solo la mia sete pulsante.
Lo strinsi nel mio mantello
e volai più velocemente, portandolo dove non dovevo, nella dimora
del vampiro.
Entrai dalla finestra che portava
nella mia stanza e poggiai i piedi a terra senza fare rumore. Liberai
la mia piccola preda dal mantello ed egli riaprì gli occhi, scosso.
Si divincolò dalla mia stretta, inciampando più volte. Mi guardò
smarrito.
“Hai paura, Demian?” Gli chiesi
dolcemente.
“Tu… tu…” Indietreggiò, continuando
a guardarmi, l’ombra della paura che gli scuriva il volto diafano.
Colto da una frenesia improvvisa,
mi avvicinai a lui e lo trascinai sul letto. Gli salii sopra e lo
inchiodai al materasso. Spensi ogni parola che stava per dire, tappando
la sua bocca con la mia, costringendolo ad aprirla.
Fu diverso dal primo bacio,
fu violento e carico di desiderio distorto. Strappai via il giubbotto
e la maglia, scoprendo il suo bianco petto nudo, glabro, magro,
che si alzava ed abbassava freneticamente al ritmo della sua paura.
Afferrai i suoi fianchi, avvicinando i nostri corpi, accarezzai
spasmodicamente la sua schiena. Mi chinai per baciare quel meraviglioso
busto che avevo davanti agli occhi. Volevo sentirlo, volevo sentirlo
di più.
Con una mano strinsi la sua
mandibola e andai a leccargli il collo. Mi eccitai sentendo sotto
la lingua il pulsare convulso della sua giugulare piena; quella
gola racchiudeva ogni mio desiderio.
Un fuoco si accese in me. Scoprii
i denti, preparandomi a penetrarlo nella carne. Mi guardava terrorizzato.
Quando un vampiro è assetato
e perde il controllo, le sue iridi diventano di un rosso acceso
terrificante. Non volevo che lui vedesse uno spettacolo del genere,
mai e poi mai avrei voluto mostrarmi a lui in quello stato, ma il
richiamo del sangue era stato troppo forte.
Afferrai con violenza la sua
mano, ignorando a fatica il collo, e affondai senza attendere oltre
i miei denti nel suo piccolo polso.
Gridò come fanno gli animali
feriti, come fanno tutti gli esseri umani presi con violenza.
La prima ondata di sangue mi
fece gemere. Quel nettare era così dolce, così denso che provai
un piacere molto simile a una moltitudine di orgasmi.
Succhiai voracemente il suo
sangue e persi la testa. In quel magico momento di estasi captai
i pensieri di Demian, il suo passato, i suoi desideri. Conobbi la
sua storia.
Era stato un bambino introverso,
con una madre che restava zitta mentre il figlio veniva deflorato
dalle mani paterne. Il delitto più grande, rinchiuso in una gabbia
di omertà.
Bevvi tutte quelle notizie,
le feci mie e nel frattempo continuai a godere di quel sangue che
per troppo tempo avevo anelato. Le sue grida tornarono a sfondarmi
le orecchie e improvvisamente terrorizzato mi staccai da lui con
forza. Il mio cuore, che grazie a quel sangue aveva ripreso a battere,
si calmò lentamente, la mia sete si spegneva piano piano. Leccai
dalle labbra il sangue innocente di cui mi ero macchiato e inorridii
mettendo di nuovo a fuoco il mondo.
Il ragazzo tremava in maniera
convulsa, teneva gli occhi socchiusi, era evidentemente indebolito
e stravolto e le lacrime gli bagnavano il viso. Velocemente mi ferii
il labbro con i denti e baciai i due fori sul suo polso, bagnandoli
col mio sangue, e quelli si richiusero istantaneamente. Mi sedetti
di nuovo sul letto, prendendo tra le braccia il ragazzo che amavo.
Ero straziato, colpevole di
un piacere troppo grande. Poggiai la testa sul suo piccolo petto
che si muoveva impercettibilmente, ascoltando il debole battito
del suo cuore, stringendo la sua mano nella mia, delicatamente,
piangendo il mio dolore e il mio pentimento su di lui, macchiandolo
del mio sangue.
Come avevo potuto farlo? Arrendermi
così al piacere, alla libidine, ad un conforto che potevo trovare
solo nel suo sangue.
Non riuscivo a smettere di
piangere, avrei voluto morire se avessi potuto. Mi maledissi perché
ero solo una macchina per uccidere, mi tormentai perché avevo solo
saputo far del male a colui che amavo. Me lo strinsi contro, cercando
una consolazione che non poteva darmi, un perdono che non avrei
ricevuto.
Quando Demian si svegliò, si
tirò a sedere sul letto. Non appena mi vide mi fissò torvo, tentando
di nascondere la paura della quale però io percepivo chiaramente
l’acre odore.
“Perché te ne stai qui e non
tenti nemmeno di scappare?” Gli chiesi.
Esitò ma infine mi rispose.
“Perché ho passato cose peggiori”.
Sorrise “L’aggressione di un vampiro non è poi gran cosa”.
Corsi a stringerlo. Percorsi
con lo sguardo ogni sua collina di carne, ammirando l’ombra delle
ciglia sui suoi zigomi. Il suo calore si irradiò in me come la luce
del sole che mi ferisce, come il sangue che mi tiene vivo e non
potei far altro che amarlo e sapevo che sarebbe stato così per il
resto della mia esistenza.
Passammo notti indimenticabili
insieme, parlando, dandoci conforto, colmando d’amore il baratro
delle nostre solitudini.
Ora lui è lì, sul letto che
ormai è diventato nostro, coperto a tratti dalle lenzuola di seta,
completamente nudo. Dorme beatamente. I suoi capelli di fuoco sono
sparsi sul cuscino candido, le labbra semiaperte, le gambe piegate,
le braccia rilassate. Bacio la sua guancia morbida, percependo a
distanza il calore del suo corpo. Mi inginocchio di fronte al letto
e prendo una sua mano tra le mie. Demian, amore mio, la tua bellezza
mi ha incantato sin dalla prima notte. Sei bello più del cielo che
s’imporpora al tramonto, più dei fiori del melo che galleggiano
sull’acqua placidamente, più del fulmine che squarcia il cielo nero,
sei l’incanto che ho aspettato da secoli.
Ho imparato a conoscerti, piccolo
mio, sei libero come il vento. La luce dei tuoi occhi rischiara
le mie notti. Piccoli fari in un mare buio, solo essi sanno farmi
ritrovare la strada per non perdermi nella follia. Sei così giovane
eppure già così disilluso. Sotto la tua fredda indifferenza c’è
la voglia di ricominciare, ed è questo tuo temperamento che mi affascina,
questa prorompente energia che trasuda da te che mi manda in visibilio.
Sfiorerei ogni istante le tue labbra, ti bacerei togliendoti il
respiro a poco a poco, facendolo mio, facendo mie quelle fragole
rosse che ti hanno messo per labbra, quelle guance rosee, quella
pelle vellutata, delicata come pesca appena nata. La tua gola bianca
è una tentazione troppo grande, un peccato a cui non posso cedere.
Angelo di luce, con le tue invisibili ali bianche hai rischiarato
il mio mondo, la mia esistenza, e io ti dono la mia vita, giurando
di amarti per tutto il resto della mia eternità. Solo te. Perché
sei riuscito a rompere la statua di ghiaccio che ero, sei riuscito
a farmi sentire di nuovo la vita, a farmi amare ancora quando credevo
che mai più un simile sentimento avrebbe potuto salvarmi. Ma tu
mi hai salvato. Ti amo Demian, perché sei tutto ciò che io non sono,
ti amo perché brilli come l’alba che non posso più guardare. Non
posso ignorare la tua dolcezza, la tua inconsapevole sensualità,
la tua grinta, la rabbia che ti divora il cuore, perché hai subito
ben più di quanto sia umanamente possibile. Bacio le tue mani non
per sete ma per amore e se qualcuno dirà che non ti posso amare,
io gli risponderò che non sa cos’è l’amore. Siamo due creature diverse,
siamo luce ed ombra, calore e gelo, bontà e crudeltà, ma io ti amo
lo stesso. Se questo amore sarà la mia maledizione, sarò felice
di dannarmi in eterno tra le tue braccia. Su questo letto i miei
capelli neri si mescolano ai tuoi, creando un contrasto pazzesco.
Sono fili intrecciati a suggellare la nostra unione contro ogni
regola, contro il mondo.
Dolce ragazzo, non mi è permesso
d’amare, non m’è permesso di amarti. Eppure, sfidando qualsiasi
legge io ti amo. Lo so, il mio amore per te lotterà sempre con la
mia sete di sangue alla quale è, mio malgrado, strettamente collegato.
Ma per amor tuo io resisterò Demian, per amore tuo io cambierò la
mia essenza, dimenticherò la sete, mi concentrerò solo sull’amore,
perché non posso perderti per il dolce profumo del sangue e nemmeno
per la pace che mi dà. Così, mia dolce ossessione, quando ti bacerò
userò solo le labbra e mai più morderò, ma suggerò dolcemente la
tua bianca pelle, la tua bocca, proteggendoti sempre, perché ti
amo, e il mio è un amore immortale.
-
- MOMENTO D'AMORE
-
- Mentre riposi nel tuo
dolce letto, amore, mi metto silenzioso a guardarti e a sentirti
respirare.
-
- Il mio nome sfugge dalle
tue labbra nello stesso istante in cui una lacrima sfugge ai
miei occhi, bagnandoti la guancia come se avessi pianto tu.
-
- La tua pelle è avorio
ai miei occhi, le tue labbra il cielo al tramonto che io mi
chino a baciare… … nel silenzio della notte.
-
- CUORE DI VETRO
-
- Sono stretto tra le mie
braccia. Non sono le braccia che vorrei.
-
- Mi sto mordendo le labbra.
Non sono i denti che vorrei.
-
- Ho freddo eppure sento
tanto calore dentro.
-
- Un cuore di vetro prima
o poi si spezza se gettato a terra. L'ho riaggiustato già troppe
volte con lo scotch.
-
- E' lì, vecchio e tremante,
fragile e malandato, malato, che geme di dolore perché non ha
il tuo amore.
-
- Specchi riflettono la
mia immagine che non voglio guardare.
-
- Voglio solo lasciarmi
andare.
-
- E' sereno stare senza
far niente a fissare il soffitto, addormentarsi nel buio di
una notte senza stelle, dove troneggia la tua presenza.
-
- Il pensiero segue quel
sentiero, la linea tortuosa della tua anima: scala le rocce,
le montagne, nuota attraverso i fiumi e nonostante le distrazioni
e le tentazioni ti raggiunge sempre.
-
- Ossessione, condanna o
magia?
-
- L'amore è il potere più
crudele. Rende fortissimi e tenaci, ma altrettanto fragili e
insicuri.
-
- Niente di tutto ciò può
competere con la tua algida figura, con la tua anima di fuoco,
con il tuo corpo di marmo bianco.
-
- La curva delle tue labbra
è il sogno di ogni pittore, la sinuosità dei tuoi fianchi il
desiderio di ogni scultore.
-
- E come non può essere
amore? Sei fatto d'amore.
-
- Fiamme e ghiaccio, miele
e veleno, schiettezza e mistero. Bellezza e dolore.
-
- Essere soli non è poi
così male... finché non si insinua nel cuore la brama. Brama
di te.
-
- La solitudine non è un
morso, né una sorella gelosa, né un amante malvagia. Essa è
dolcemente crudele nel suo essere subdola, nell'attrarci a sé
senza via di scampo.
-
- Asciuga le piccole e grandi
lacrime e ci segna. Appanna il vetro.
-
- Sei l'onda che spazza
via la nuvola di denso vapore, il luccichio delle stelle, sei
il sole, una cometa argentea.
-
- Il letto mi aspetta, ho
bisogno di un'illusione d'amore. Sonno rapisci i miei sensi,
donami la pace. Ed i sogni.
-
-
- UN IMMORTALE
-
- Nel lasso di una notte
un immortale sei diventato,
-
- il tuo corpo solo il riflesso
di quello umano,
-
- nell'oblio della notte
vivi,
-
- la dolce agonia del nutrimento
aneli,
-
- è un desiderio sensuale
e assoluto.
-
- Ti nutri di sangue,
-
- piangi sangue,
-
- il giorno ti è nemico,
-
- la notte è la tua culla,
-
- il buio che hai intorno
non è tagliente come quello che hai dentro.
-
- Non hai mai voluto il
dono eterno,
-
- sei una vittima non più
innocente,
-
- voli nel buio, aggredisci
e ti nascondi.
-
- Bevi,
-
- godi
-
- e soffri.
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AL LIBRO "AMORE IMMORTALE" 
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