Pensieri & Parole

Sono Solo Considerazioni

 La pagina di Luigi

COS'E'

Invade la mente questa strana sensazione
rigetto per la vita, per la sua ossessione
si ubriacano i pensieri, tesi a vaneggiare
si impossessano di te, non ti fanno ragionare.
Non è certo una colpa, il non saper reagire
ma è davvero triste saperti soffrire
il senso di abbandono vuole il sopravvento
l’amore per la vita ha un segnale spento.
Cos’è che ti sfuma i colori
ti porta a stare fuori.
Cos’è, di più del bisogno
di serenità e del felice sogno
del figlio che in te crede
perché ti vede
esempio da imitare
non farlo sbandare.
Ognuno è parte di un sistema
non tirarti fuori dallo schema
sei parte integrante
di famiglia abbondante.
Non farti vincere dalla paura
Combatterla è dura
con l’amore riuscirai
per l’affetto che scambierai

I MIEI AMICI

I miei amici sono gente di strada
persone a cui nessuno bada
hanno vita complicata
vissuta alla giornata.

si portano dentro segreti
che non li hanno mai traditi
non hanno fissa dimora
neanche chiedono l’ora
il tempo è solo passaggio
un compagno di viaggio.

Vivono così, al naturale
non hanno posizione sociale
neanche sanno cosa vuol dire
nemmeno cercano di capire
non fanno distinzione di colore
perché in tutti batte un cuore.

Girano senza tanti bagagli
giusto quello che può servirgli
a volte è ridotto all’osso
solo quello che portano addosso
perché il vivere è adesso.  

LA PACE

Pace,
diffondi le tue radici
nella coscienza umana
fa che il sacrificio della croce
non sia risultato vano.
 
Solleva la tua voce
sulle trincee incallite d’odio
disseta le menti perverse
assetate di singolo interesse.

Diffondi la tua luce
nel buio dell’animo
ove miseria e carestia
non abbiano figura.
Fai fiorire prati d’affetto
frutti succosi di rispetto.  

L’UOMO DI PEZZA

L’uomo di pezza, giace nella stanza
tra il buio assoluto
nessuno lo ha capito
molti lo hanno evitato
ha bisogno d’aiuto.

Non ha più forza
da solo sta
la luce riflessa calore non da
chi lo aiuterà?

L’uomo di pezza, respira nella stanza
dal cuore ha preso distanza
il vuoto lo copre abbastanza
a reagire non ci pensa.

È trasportato dalla vita
aspetta solo che sia finita
dice: a cosa mi è servita?
non lo mai capita.

L’uomo di pezza, giace nella stanza
nel buio assoluto
intorno solo il vuoto,
ha bisogno d’aiuto.

PASSO A PASSO

I frutti perdono il sapore
a mangiarseli fuori stagione
è disuguale pure l’odore
non c‘è reale soddisfazione.
Ogni cosa vive a suo tempo
di natural passo agire
procedere nel frattempo
è inutile da impedire.
Non è il sole che danza intorno
non è gelo la brina estiva
non è luna che apre il giorno
non è lucciola su fredda riva.
Regola che non da scampo
inutile puntarsi contro
come bei fiori di campo
dispersi senza riscontro.

ADDIO “GIANNI”

Addio “Gianni”, nobiluomo torinese
simbolo industriale, quelle 4 lettere
nel mondo hai fatto sventolare
ricevendo prestigio mondiale.

Addio avvocato, hanno vociferato
hai reso lavoro a tanti emigrati
che attraverso te,hanno fatto fortuna
garantendosi futuro,meno duro.

Caro Gianni ti porti via
l’espressione di uomo fine
trasmesso alle tue aziende
e sul tappeto verde.
Carattere forte,hai accettato con stile
le sconfitte poste dinanzi dalla sorte.

Addio Agnelli,”padrone” buono
te ne vai in un momento buio
nell’ultimo passaggio,tra i fiori bianchi
siamo tutti affranti.

Vedi da lassù,
se ci puoi organizzare qualcosa.

CARLO

Non è tanto la paura di partire,
neanche quella di soffrire,
ma il non poter sistemare,
visto che non si può evitare.
Vorresti lasciare con un passaggio indolore,
farglielo superare nel modo migliore,
da apprezzare il tuo nobile cuore,
però a questo mondo inferiore,
appartiene anche il dolore.
Il saper reagire al triste evento,
è legge naturale,
un nascosto comandamento,
siamo tutti condannati,
a questi passaggi obbligati.
Sopra quel cuscino,
dai sfogo al tuo lamento,
ti ribelli al destino,
al suo inasprimento.
Certo non aiuta chiedersi perché,
dal cesto della cabala,sei uscito te,
messo alla prova dal signore immenso,
non puoi certo scagliarti contro.
Raggruppa le tue forze,dagli dentro,
strappa

 più che puoi,quale tuo compenso.

DISOCCUPATO

Ti giri e rigiri,nel tuo letto,
hai un chiodo fisso,un tormento,
cosa ti rode dentro?
Rabbia che trattieni a stento.

Sei disoccupato,
lavoro non hai trovato,
quante porte hai bussato?
Quante promesse ricevute?

Vorresti solo lavorare,
magari a paga sindacale,
trovi soltanto sfruttamento.

Vivi da emarginato,
troppe rinunce,
ma tanto tempo  
da non sapere che farsene,
non si muove passo
senza denaro addosso.

te la prendi con lo stato,
sei contro il sindacato
che non ti da aiuto.

FENICE

Su questa candida pietra,
hai riposto il tuo nido,
dopo tanto svolazzare
per selve impenetrabili.

Sventola le ali ora
che risiedi su questa terra
ed abbi cura dei tuoi figli,
assisti il loro cammino,
alimentane la crescita,
sii saggia ed equa.

Guida lo sviluppo circostante,
rendi fertile l’ambiente,
di piante aromatiche circondati,
d’incenso abbonda.

Tenteranno di farti cadere,
vagare a lume di candela,
accattarsi i tuoi figli,
da fargli girare le spalle.

Vorranno il tuo declino,
ma dalle ceneri risorgi
sempre a nuova luce,
risplende il tuo colore
lungo l’orizzonte cittadino.

I TUOI PASSI

Il viale alberato,copre i riflessi,
il silenzio è rotto dai tuoi passi,
cammini distratto,senza meta,
rifletti sereno, sulla tua vita.

Qui,anche se vivi come ti pare,
bisogna pregare qualche altare.
È un mondo da scappare,
non puoi lasciarti andare,
non è come nelle favole
che puoi uscirtene
quando pare a te.

IL GIORNO

Attimi cambiano il corso della vita,
portano tanta angoscia,
fanno sprofondare nel tormento.
Bare bianche in fila,
sgomento e disperazione
nel paese di umili lavoratori,
costretti a piangere sui resti.
È il giorno della parata,una sceneggiata,
la caccia al fesso,che toglie
le castagne dal fuoco.
È il giorno del pianto,
il drammatico evento,
in un sol colpo spazza,
fede,speranza e utopia.
È il giorno della sconfitta
per chi corre in soccorso
nella speranza di salvare.
È il giorno di ricominciare,
si spengono i riflettori
bisogna ricostruire,
si riparte,da quelle croci.   

LA SPERANZA

Buttato su quel letto,
la speranza appesa al filo,
sfuma addosso la tua esistenza,
dentro sgomento,sai che può finire.
Sfogli il libro della vita,
cerchi i perché!
Tu agnello da sacrificare,
devi combattere un nemico invisibile
che ti rode dentro con la sua anima nera.
Intorno hai volti cari,
non possono aiutarti,
sei tu a giocarti la vita.
Non lasciarti trasportare,
remaci contro con forza,
non sottrarti alla lotta
nella speranza di dare la svolta.
   
LAGER

Fumano camini assassini
nel gelido freddo dei campi
ombre di uomini,si aggirano
trascinandosi lungo sentieri guidati,
nulla ferma la furia brutale
colma di odio razziale.
Non v’è,
ne tempo ne più lacrime da versare
piuttosto un tozzo di pane
per continuare a vegetare
con quel po’ di forze.
La ferocia si accanisce
massacrando dignità personali
numeri e colori dividono i prigionieri
ma in sostanza,nemici da sterminare.
L’orrore di questi lager persiste
negl’occhi di chi rimane,
niente potrà saziare il dolore
nemmeno si potrà cancellare
l’immagine di tanta crudeltà.
   
L’ AMICO

Quando trovi qualcuno che ascolta,
per te non si tira indietro mai,
hai trovato un amico,
rispettalo come fosse un fratello.
Scopri che ti distende,
annulla le nuvole nel cuore,
parlargli è come parlare da se
perché lui sa tutto di te.
Un amico,non va tradito,
specie se nel suo esser d’altri,
si rispecchia la dolce armonia,
sostieni il suo modo di fare.

LUCI NELLA NOTTE

Quante luci nella notte,
quante vite interrotte
perché lo vuole la guerra,
per pochi pugni di terra.

Una macchina geniale,
una tortura sociale
per diffondere paure,
sottomettere creature.

Non puoi farci niente,
tarlo nella mente,
non basta gridarlo,
bisogna evitarlo.

Conferenze e trattati
per morti ammazzati,
profonda riflessione,
fermare l’oppressione.

PEDO MAN

Pedo man,pensieri offuscati,
insegue sogni sbagliati,
nella testa, tanto mistero,
scruta attento mondo intero,
viaggia sicuro in ogni sito
cosa cerca si è capito.

Pedo man,punta i bambini,
li trova fragili e carini,
per sviluppare il suo giochino.
Pedo man,adesca le prede,
li aggira come meglio crede
con giochi di poca fede.

Pedo man,è malato,
ha un imput sbagliato,
peggio è,che viene seguito,
nelle azioni da pervertito.

Pedo man,va fermato,
ha bisogno d’esser curato,
da capriccio sbagliato,
troppo male ha seminato,
deve essere bloccato.

PROFESSORE

Il conto degli anni passati dietro una scrivania,
di un posto di periferia, sommano il tempo andato via,
caro professore si avvicina la pensione,
traguardo meritato, dopo aver tanto insegnato.
Tante facce si sono alternate,
nei banchi della classe,
quanti giudizi hai pronunciato,
quanti “uomini” hai formato.

Tu che hai dato numeri a ripetizione,
dimmi il teorema del tuo lavoro,
portato avanti con passione,
chiudi il tempo in un’equazione,
che da a me il ricordo,
a te la soddisfazione.

Caro professore goditi la pensione,
meritata evasione, dagli obblighi scolastici,
ma non staccare la spina,
abbiamo bisogno di una tua capatina.

Per il tuo stile educato,
sei da tutti ben voluto,
per come hai insegnato,
chiunque ti è grato.

Il tempo scorre e va,
di nessuno ha pietà,
ma certo non fermerà,
il ricordo e la stima che lasci  qua.

Non dimenticare comunque sia,
questo posto di periferia,
che ti ha visto tanto presente,
ti reputa membro di questa gente.

REGINA

Regina dell’alto dei cieli
madre di tutti i fedeli
guida spirituale,esempio d’amore
anima immortale,spugna di dolore.
Siamo qui, ai tuoi piedi
così,come vedi
madre di infinita bontà
abbi di noi pietà.
Tu vivi nel regno perfetto
conosci ogni umano difetto
infondi la buona novella
illuminaci grande stella.  

SARO'           

Sarò pioggia,
per non farti piangere da sola,
per lavarci questa ferita nuova.
sarò vento,
per spazzare via
questo errato sentimento.
Sarò fuoco,
per bruciare le cattive parole.
Sarò ghiaccio,
per conservare quel sorriso
stampato sul viso.
Sarò fumo,
che disperde nel blu
ciò che vorresti cancellare.
Sarò il bicchiere,
quando vorrai affogare il dolore.
Sarò luce,
che guida il cammino,
l’angelo che siede vicino.
Sarò se sarai,vivrò se vorrai.
  
SE AVESSI

Se avessi un fratello
col mio stesso cervello,
che faccia da ombrello
ma senza tanti perché.
Sarebbe copia nata da me,
vivrebbe,con niente di se.
Nel mondo è arrivato
da un sistema studiato,
da un passo forzato.

SEI VOLATO VIA

Sei volato via, nel silenzio della sera,
hai rotto in un momento,il legame che c’era.
Amavi la vita,la comunicazione,
sei volato via senza una ragione.
Sei dovuto andare,lasciando qui,
le cose più care.
Neanche un saluto,con chi hai vissuto.

Chissà se hai capito,che saresti partito,
non saresti tornato,ci avresti lasciato.
Ora che sei sparito,perso nell’infinito,
cosa può riempire il vuoto lasciato?

Rimane solo un ricordo muto
della vita che hai vissuto
resta solo una preghiera
nel silenzio della sera.

Sei volato via,lasciando una scia,
ultima occasione,per farcene una ragione.
Sei volato via, nel silenzio della sera,
lasciando qui il legame che c’èra.

SOLO DI PASSAGGIO

Una stella che svanisce
dopo un lungo viaggio,
è un bimbo che nasce
si pone nel paesaggio.

Ogni cuore che batte
intreccia un destino,
sopra strade fatte
v’è il disegno divino.

Siamo solo di passaggio
in quest’eterno viaggio
nulla ci terremo
solo l’anima avremo.

Non facciamo la corsa
a riempire la borsa
alle spalle d’altri,
non siamo scaltri.

Quello che abbiamo
con noi non portiamo,
lasciamo tutto in successione
ai seguaci di questa processione.


SULLA LINEA

Improvvisa e crudele giunge
l’assenza tra i macchinari,
solo sgomento rimane sulla linea
per l’irreale dramma occorsoti.     
Tu cuore di leone,
hai incassato bene
superando le atroci situazioni,
nonostante menomato,
i pugni in alto hai alzato
sorretto dall’eterno
che ti ha rigenerato
riconducendoti al compito paterno.
Felici di saperti tra i tuoi cari
che hanno sostenuto il peso
e contribuito alla ripresa.
Noi, gioiosi di rivederti
fare capolino tra macchinari
ti dimostriamo affetto
perché non sai quanto ci mancavi.


ULTIMO VIAGGIO

Accendi il motore fratello mio,
c’è l’ultimo viaggio, quello d’addio
che ruberà il tempo alla via,
ti nasconderà la sua scia.
Quel tuo cuore malato,oramai è crollato
in un attimo tutto si è dileguato.

Taglia la strada angelo biondo,
corri lontano da questo mondo,
oltre la luna,verso un’altra avventura,
guidala ancor li la tua vettura.
Abbassa lo sguardo di tanto in tanto,  
guida lo spirito di chi è nel pianto,
apri la strada al dolce sorriso
affinché non senta il peso.

Quando sei giunto alla fermata decisiva,
accostati li, presso la riva
e aspetta che il sole dia luce al mattino.

ANSIA

Il fumo d’incenso,invade la stanza
ne sono avvolto abbastanza
 si divulga con insistenza
la tenace presenza.

Il buio assoluto, mette paura
non ne capisco la figura
ho perso il senso e la misura
non so trovare la cura.

Ansia, ansia mi porta via
ne sono completamente in balia
non riesco ad averne gestione
non c’è più logica, né ragione.

Il vuoto toglie il respiro
i muscoli sono sotto tiro
sono sudato,il cuore mi corre
non reagisco,non mi so opporre.

CHI

Chi controlla i controllori,
chi osserva gli osservatori,
chi insegna gli insegnanti,
chi dirige i dirigenti.

Dimmi da chi e in nome di chi,
mi dovrò presentare lunedì,
dimmi perché e com’è,
che nessuno dipende da se.

Dimmi quando sarà,
che ognuno farà,
quello che gli va,
svincolato dalla falsa libertà.

Dimmi da chi mi devo nascondere,
chi mi vuole confondere,
dimmi da chi potrò imparare,
chi devo seguire.

Allora chi comanda i comandanti,
chi giudica i giudicanti,
chi autorizza l’autorità,
a decidere come gli và.

dimmi dov’è,
almeno se c’è,
qualcuno che mi trasporta,
perché del carro, sono la ruota di scorta.

DOMENICA

Domeniche passate a dormire
Per il sonno da smaltire
Domeniche dai parenti
nel vederti sono contenti.

Domeniche di fede                               
nei banchi risiede
la speranza di chi crede
nel Dio che tutto vede.

Domeniche viaggiate
passate in gite guidate  
buona domenica in casa
del grande fratello
con gli alunni, lui è il bidello.

Domeniche nel pallone
li c’èra un rigore e
scoppia la confusione.
Domeniche di lavoro
perché il bisogno primario
non  segue il calendario.

Domeniche d’estate
svago e sudate
D’inverno chiusi in casa
il freddo non molla la presa.

Che non finisse di brillare
giorno speciale
ad altri uguale
diverso nel particolare.

VOLA LEGGERA

Vola leggera come una piuma,
va su in alto,oltre la luna,
si disperde nello spazio infinito,
dove finisce la logica che abbiamo scolpito.
La tua mente vola leggera,
si infrange in una strana atmosfera,
fatta di suoni e immagini,
che non conosceva.

ZIO

Zio era tanto buono,
non ha fatto male a nessuno,
era molto riservato,
da tutti ben voluto
perché offriva il suo aiuto.
Lui non badava a se,
aveva sempre altro da fare,
non diceva molte parole,
bensì sapeva ascoltare,
non era certo un santo
però assomigliava tanto.
Zio ci ha lasciati d’improvviso
donandoci l’ultimo sorriso,
la gioia di saperlo sereno
volteggiare tra le anime in celo.
Eppur mancherà tanto
perché è dura non averlo a fianco,
una presenza che scorgevi appena
ma pronto a coprirti la schiena. 

IN FRETTA

Meglio che t’affretti,
passa tutto come lampo,
brucia via i progetti,
non ti dà scampo.

Attimo che cambia la vita,
cancella il passato,
ti ritrovi tra le dita,
un ricordo sfumato.

Bisogna fare presto
che muta la scena,
con un semplice gesto
t’infligge la pena.

Recriminare non puoi,
sei un piccolo granello
dei sterminati campi suoi.
Non avrai che un saluto,
una specie di ben servito,
per il tempo vissuto
in quel posto stabilito.

Quelli che t’ebbero vicino,
saranno certo dispiaciuti,
ma, si chineranno al destino.

 

LA MIA TERRA

La mia terra va in rovina,
un getto d’acqua sconfina,
viene all’arrembaggio,
inondando il paesaggio.

Galleggiano cadaveri,
come tanti pesci liberi,
solo fango e distruzione,
tanta,tanta disperazione.

Re della speranza dov’eri,
si sono allagati i pensieri;
Re dei conforti,
contali quei morti;
Re dell’immenso,
tutto questo ha un senso ?
Re della speranza,
perdona la mia cattiveria,
però ne ho abbastanza
dell’ennesima tragedia.

La paura, corre più del vento,
affoga nel drammatico evento,
ha stroncato definitivamente
una massa di povera gente.

 

QUELLA SERA D’INVERNO

In quella sera d’inverno
si scagliò dal suolo l’inferno
la terra sotto i piedi ballò
tremarono le case, qualcuna crollò.

La polvere secca, saliva al cielo
invase quel soffocante velo
si cercava di fuggire
perché faceva soffrire.

Nei volti regnava lo sgomento
dai resti si alzava il lamento
di chi era seppellito sotto
avendo addosso tutto rotto.

Quella furia lasciò dolore e morte
ferite per sempre aperte
troppa gente s’è smarrita
lunga la fila, di chi ha perso la vita.

DANZA D'ANIME

Eravamo in tanti, li davanti,
a doverti salutare,
a vederti partire,
per l’immenso vuoto
ove sei finito.

Con te,viaggia nel vento
un legame spento,
un eterno girotondo,
una danza d’anime.
non c’è posto al passato
viene praticamente cancellato.

Eravamo li davanti,
ci vedevi tutti quanti,
atmosfera di sgomento,
distrutti dall’evento.

Ne eri attratto
pur senza contatto,
legame oramai spezzato
lascia un vuoto che il ricordo
non può colmare.

Ognuno ha la sua storia,
per ognuno c’è una stella
affinché scocca la scintilla
e ti porta nell’immensa stanza
dove è aperta la danza,
una danza d’anime.

GIROTONDO DELLA VITA

Danzano nel girotondo della vita
donne colorate di splendori.
Mano nella mano intrecciano le dita
si scambiano le sensazioni, si confidano gli amori
giocano a pettegolare, hanno molto da dire.

Bianca,della vita è stanca
infilata nel suo vivere da mamma
c’è sempre un tassello che gli manca
scusa buona per starsene in capanna.
Rosa s’impiccia d’ogni cosa
lei è cosi,un po’ curiosa
ha bisogno di sapere, intorno cosa succede
gli piace veder come procede
come un gioco d’altalene
crede anche se non vede.

A Viola,non piace starsene da sola
una famiglia tutta sua non la vuole
non è pronta, per caricarsi di questo peso.
Gli piace girare per locali
a caccia di nuovi amori da consumare
per poi, riaprire il cuore.
Chiara,va avanti per la sua strada
non gli va, d’esser disturbata
di carattere è piuttosto chiusa
permalosa, ma decisa.
Gli frega poco d’ogni cosa
lei crede solo in ciò che fa
si sente incompresa, questa la verità.

Celeste, sempre pronta a far feste
ama la vita, la vive con gioia infinita
prende tutto così come viene
il broncio di certo, non tiene
ha parole dolci per tutti
sia buoni che farabutti.
Azzurra, è legata alla sua terra
ama la tradizione, collezionare cose vecchie
la sua passione.
È molto precisa, vuole tutto al proprio posto
è donna di buon gusto.
Odia la guerra, le armi e dittatori
ama le lotte sociali, perché dice che siam tutti uguali.

danzano nel girotondo della vita, queste donne
ognuna è così com’è, però è bello vederle insieme
è vita che si trattiene tra le mura di questo cantiere.

LA SORTE

Fatale destino, chissà
trovarti nella tragedia
sei capitato, lì sulla strada
nel momento e posto sbagliato.
La cruda dama nera
ha saziato la sua fame
quando la lama ha tagliato
quel cordone, linfa di vita
spazzandoti come polvere.
Non sapremo mai
cosa hai provato
nel momento dell’addio
cosa avresti desiderato
nell’ultima volontà.
Sulla faccia inerme
si nasconde il dolore
per ciò che non avresti voluto lasciare.

SBAGLIATO

La mia vita
un continuo sbagliare,
come si gestisce
questa palla che salta
fammi capire
senza sbagliare.

DISAGIO

Euro o lira,
qui la cinghia si tira,
occhio, bisogna stare attenti,
in troppi viviamo di stenti.
Di chi la colpa, non sappiamo,
con lo stipendio non ci arriviamo,
dobbiamo fare i salti mortali,
sperando che non ci si ammali.
Siamo sprofondati nel fosso
con i conti sempre in rosso,
risollevarci è una speranza,
in un mare di noncuranza,
veniamo perfino umiliati
da giudizi consigliati.
Sono condizioni di disagio,
acrobazie per un dosaggio,
intanto siamo bombardati
da acuisti agevolati,
come se non avessero capito
che il portafoglio s’è smarrito.
Il coltello ha ritagliato la fetta
di chi vive in condizione perfetta,
a tanti di loro, poco importa
se è avariata l’altra parte della torta,
preferiscono fare giochi di guerra,
liberare popoli d’altra terra,
tanto stiamo bene in queste condizioni,
perché sappiamo vivere d’illusioni.

E NON FARMI LA PREDICA

E non farmi la predica
dammi un po’ d’appoggio
per averne del coraggio
nel affrontare la vita.

E non farmi la predica
mi serve solo che mi apprezzi
rimetto insieme tutti i pezzi
che ho perso nella vita.

E se mi aiuterai, nei valori veri
sulle cose che sai e sui miei pensieri
pian piano potrò, riuscire a ricominciare
E forse vedrò, risplendere e camminare.

Ma non farmi la predica
io so che ho fatto dei passi sbagliati
E speriamo che siano terminati
con la tua predica.

E se dimenticherai, i sbagli e le mosse
fatte nel mio inverno, fai come non fosse
e se si potrà, riaprire il cuore
se ogni sbaglio sarà, nel dimenticatoio.

se mi serve la predica
da rendere chiara questa vita
e ritorno al mondo, con forza viva
ti ringrazio, mi è servita.

ESPLOSIONE D’AMORE

Cuori appiccicati davanti un portone,
trasmettono tutta la passione,
quasi a fondersi in unica vita,
corpi di equivalente valore.

Esplosione d’amore, volersi attaccare,
sentirsi desiderare, sapersi donare.
È sublime piacere potersi incontrare,
perdersi nell’immensa sensazione che da,
questa sincronia di pulsazione.

Dividi con me, questi giorni di piena,
naviga con me, spiega le vele,
al vento impetuoso del desiderio.
Gustiamo il succo di calici,
colmi di linfa passionale,
sciogliamo le redini ai pensieri,
lasciamoli andare dove porta il cuore,
ubriachiamoli delle nostre sensazioni.

Cavalca con me, quest’onda libera,
proiettata da segnali dell’anima.
Ascolta il suono sottile,
che come calamita, ci attrae.
Chiudi gli occhi, abbandonati,
al profumo soave,
che questi corpi sprigionano,
ogni qualvolta si incontrano.

Il ritrovo

Con le nostre facce stanche
rieccoci  qui
raccontarci le emozioni
riflettere,
un bicchiere vuoto in mano
ci ritroviamo
si diffonde nelle parole
senso profondo.
Tante sigarette
si analizza quello che accade
valutiamo i cambiamenti
rifugiandoci nel passato
E stiamo bene così
con le nostre canzoni
non moriranno mai  
nei nostri ritrovi.

Alberto Castagna

Quando un amico va via,
ci si aggrappa alla scia,
impressa è l’espressione
come un fermo immagine,
ognuno ne ricama del suo
per ricostruire il mosaico
dell’immagine esistenziale.
È uno strano amore,
non dei sentimenti,
ma relazioni sociali,
una strana vita consuma  
l’estro di viandante,
ritagliandone l’immensità.
Dondola nell’abbraccio fragile
“Gli avrei voluto dire”,
rimane accesa la fiamma,
arde ancora legna,
penetrano le radici del Castagna
a riscaldare l’atmosfera.
Certe stelle non cadono,
sospese ti guardano
e il tempo non basta mai
per parlare di lui.

Santo padre

L’uomo vestito di bianco,
armato di spirito santo,
trascina quel corpo stanco.
Nulla gli è oscuro,
si imbatte ovunque
infrangendo ogni muro.
Ha subito tanti dispiaceri,
inflessibile però,segue il cammino,
per lui sono doveri
per sentirti vicino.
L’angelo bianco ha preso il volo,
per quell’ultimo viaggio
da affrontare da solo.
Accogli o padre, il figlio fedele,
che ha sorretto la tua croce
addossandosi un male crudele.
Abbraccialo, tienilo stretto,
è stato così buono,
si porta il nostro affetto.

CERCO

Cerco protezione ai piedi d’un altare,
mi distoglie l’attenzione il caos ambientale.
Cerco una legge uguale per tutti,
trovo solo distinzioni e trucchi.
Cerco un po’ di sole,per riscaldare l’anima,
dall’indifferenza o dallo sguardo che t’esamina.
Cerco l’amore nei tuoi occhi ,bella mia,
trovo inquietudine e voglia d’andar via.
Cerco per la strada un po’ di compagnia,
sono solo sassi, a spianarmi la via.
Cerco nelle pieghe della mente
un risvolto interessante
che renda i sogni, un faro illuminante.

DAVANTI AL FUOCO

Arde la legna dentro il camino,
posto in un angolo della cucina,
seduta davanti,una nonnina,
avvolta nella sua mantellina,
passa i giorni serenamente,
tra quello che vede
e ciò che ritorna in mente.
Parla emozionata,la nonnina,
di quando lei era bambina,
allora bastava poco,per essere felice,
perché niente si aveva,in quella miseria.
Ora si vede frastornata,pure disgustata;
per lo spreco,per il ritmo frenetico,
per i valori che si perdono.
Dolce nonnina, stanca di fatica,
riposa i tuoi pensieri,al fuoco del camino,
goditi i giorni con chi ti è vicino,
figli dei tuoi sudori,
fiori sbocciati da lacrime di dolore,
cresciuti e sostenuti con intenso lavoro.

Direttore

Cosa hai trovato direttore
prendendo in mano la situazione,
una barca senza timone
con tanta corruzione.
Uno stato d’abbandono
e tanto malumore,
c’è abuso di potere
a discapito del lavoratore.
Metti ordine direttore,
non è ancor tardi,
prima che vada in fumo
e si sprechino i miliardi.
Impartisci disciplina
e verifica ogni cosa,
sono tanti colletti bianchi
da mettere fuori rosa.
Ad ognun la sua mansione,
ognuno deve campare,
però in questa barca
tutti devono remare.
Buon lavoro direttore,
gran fatica t’aspetta,
vogliamo essere dipendenti
d’azienda che si rispetta.

NUOVA SPECIE

Si alza alla luce,
una nuova specie
protesa ad alleviare
quel disagio diffuso
che invade l’ambiente
e colpisce come fendente
sempre più gente.
Una voce che parla per te,
un muro che s’erge
a difendere la povertà
dalle griffe del potere.
Un ancora di speranza
nel mare dell’abbandono,
un rifugio sicuro
per la solidarietà.
È gente di nuova specie
di rispetto umano
quella che protrae la mano
al segno del bisogno. 

Caporale
 
Da ragazzo lo ricordo appoggiato al balcone,
asciugava i lunghi capelli al sole, ci passava ore,
nella testa gli rotolava un pallone
perché era tanta la passione.
 
Atteggiamenti da duro,
ma con un cuore di burro,
lo visto sempre in prima fila,
gioire e soffrire, per un ideale,
lo ricordo spalare neve,
tra le vie del paese, seguito,
da un branco di cani fedeli.
 
Caporale, mi viene in mente,
la morte del mio parente,
a te coetaneo, dicesti :
“mi devo preoccupare!”
 
Vedi come è andata a finire!
 
Gegè, il becchino,
ha trovato posto nel terreno,
da tanti anni accudito.
 
Ci lasci troppo presto,
hai un compito in un altro posto.
 
 
50 candele
 
Il tempo non ha scalfito
quel tuo viso pulito,
traspare la bellezza d’animo
d’un carattere dolcissimo.
Eri solo ieri, unita alle sorelle,
progettare il futuro sotto le stelle,
non è poi tanto,
che hai ascoltato il primo pianto
quello che ti ha resa madre
da seguirne poi le strade.
50 candele illuminano la scena,
brillano sulla vita tua, FILOMENA,
mostrali tutti senza paura,
la libertà di spirito,non si misura.
Tieniti stretta gli affetti,
assisti futuri progetti,
c’è tanta strada da fare
tante emozioni da provare.
Goditi ora questi momenti
con tutti i parenti presenti,
festeggia di gioia piena,
tantissimi auguri, FILOMENA.
 
 
FRATELLO
 
Fratello che vivi di note,
giri le piazze vendendo bottiglie vuote,
viaggi a bordo d’un cuore
che mastica chilometri di parole.
Dammi stasera la tua ricetta,
da coltivare la vita che m’aspetta,
dammi questa sera, l’illusione
di vivere bene, in questa prigione.
 
Fratello  che giri nel mondo,
hai dentro, un bene profondo,
colpisci la mente delle tue prede,
aprigli gl’occhi, affinché ci crede.
Tu metti tutti d’accordo,
perché ti basta uno sguardo,
scavi nell’animo delle persone,
da farne uscire, la parte migliore.
 
Fratello cantautore,
spiraglio di sole, in questa prigione,
dicci quelle parole buone,
da farci stare bene,
che bello poterti toccare,
fare tardi a dialogare,
un pensiero non si può cancellare,
quando è l’anima a farlo volare,
un fratello non si può rinnegare,
quando il cuore lo vuole accudire.
 
Fratello del cuore,
rinnovaci con le tue parole,
portaci in giro nel mondo,
come cimeli del tuo girotondo.

 

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