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GIORNI D’ESTATE
Giorni sospesi, lievi
tra il grillo e il cielo chiaro,
tra i rami dell’ulivo e le colline,
tra l’aria molle ed il vagar d’insetti.
Giorni diletti,
su tramonti lontani, e sole,
su scogli solitari e sabbia fine.
Giorni d’amore,
giorni tinti d’intenso e di sapore,
spesi tra l’ombra netta sopra il
muro,
e lei, nel sole.
Giorni confusi, uguali,
giorni lasciati a piene mani,
tra il riso, e il pianto,
trapunti di stelle e desideri.
Giorni sinceri,
su strade di campagna, e sterpi,
e frasi ingenue, e risa con gli
amici.
Giorni d’estate, un tempo.
Giorni felici
Un sogno mattutino?
Ripassando Elettronica II
Perché non studio?
Perché non lotto?
Perché non alzo il capo, fiero
E non combatto?
Non mi sia addice
Questo vociare querulo
Questo continuare ad esser cerulo
Nelle parole, nelle movenze, ed
atti.
E allor mi dico:
sii fier, combatti!
Ma non ho forza, e ancora,
cado distrutto, e così sto,
come sconfitta fiera.
Imparando Teoria Delle Reti Elettriche
- mattino
Senza poter vedere un giorno che
si schiuda
al sole d’un mattino non temuto,
qui sto seduto,
in questa stanza nuda
Imparando “Materiali per l’elettronica”,
sera
Lieve, quasi d’incanto,
da questa sedia mi sollevo piano,
sognando aurore, luccichii al tramonto,
con l’ansia in cuore che sia tutto
vano.
Vano per cosa?
E cosa sto aspettando?
Che in questo gorgo, stranamente
acceso,
scompaia il lume per cui sto soffrendo,
per una strana giovinezza speso?
E speso per quando?
Durante il primo compito scritto
di Geometria
Non è di lei che ho paura,
in fondo, non è dura
ma è il destin che temo,
e mestamente, qui tra i banchi,
tremo
Ripassando Chimica
O dolce far niente,
tu che così invitante,
dal profondo assali,
mentre al dì funesto
inesorabilmente appresto,
muto, m’invadi.
S’alza un pensiero tremulo,
cosciente al dì d’esame,
che stancamente esulo,
sol speme mi rimane!
E’ speme, dea funesta,
ad impedir l’azione?
E’ lei che a chi s’appresta
ne toglie l’intenzione?
O forse è il Dio Morfeo ,
che in invitanti abbracci
fa sì che l’esser reo
tu dal pensiero scacci?
Oh, mia sventura,
son prigioniero e piango,
piango la mia sciagura
ma qui a studiar rimango!
E penso a dì futuri,
cascate di fragranza,
e in questi giorni duri
rinasce la speranza,
ma è Dea assai diversa
da quella che ho cantato,
la voglia ch’era persa,
con lei ho ritrovato!
Ma ecco, Dea fallace,
ecco che fugge ancora,
è Lei che non dà pace,
che strugge chi s’accora,
chi tenta, ma indarno
a ritrovar l’ardore.
Ma l’occhio, il volto è scarno,
la mente s’è sopita,
e lente fuggon l’ore.
E’ un incubo la vita,
se manca la speranza.
Ma ecco, da lontano,
la vedo che s’avanza.
M’arride, alza la mano!
E l’occhio già s’avviva!
Urrà, io grido, evviva!
Balzando dalla sedia,
e scopro ch’era un sogno,
porcaccia la miseria!
Durante il primo compito scritto
di Analisi Matematica I
Suonate le trombe,
si aprano i cieli!
E’ giunto il momento,
laudate, laudate!
Chi ha cuor da leone,
nasconda l’ardire…
ma…
Chi vedo tremare tra i banchi?
E’ forse qualcun che non sa?
Che nasca al periglio il Sapere,
che s’apra la mente di chi,
studiando tre mesi, a cadere,
non vada da tristo a finir!
Imparando Fisica II
Animalescamente sto qui seduto,
a pensare a niente.
Eppure incombe il tempo,
e la bufera appare!
Ma altro non vò, non mento,
solo il Nulla or mi può appagare.
Dimmi, ti prego, che cazzate dico?
E’ forse falso che combatto e tento?
Che al momento del travaglio, duro,
stringo i denti, amico?
E’ falso forse che il mio solo manto
è questa stanza nuda,
che opprime e salva,
e che mi stringe tanto,
che lenta angoscia, dal mio cuor
trasuda?
Troppo confuso è il cielo,
e altro non vedo.
Sento però che anelo
All’aver pace in cuore
come ogni altro uomo
solo col suo dolore,
dolor che nasce dal futuro nomo.
Ripassando Complementi di Matematica
Qui seduto, stranamente
Pensando a tutto e a niente:
All’esame di domani,
Che fa un caldo da cani,
A isole lontane,
A vergini e puttane
A tutto il mio futuro
(E intanto ce l’ho duro)
Al mio dolor di testa
A fuori: c’è la festa.
A Maria ch’è lontana,
E già a qualche sottana.
Ad Anna o a Lorella,
A questa stretta cella.
Ad un urlar lontano,
Al taglio che ho alla mano.
Al discorso del vicino
Se mi piace il vino,
Se il fritto mi fa male,
Che Mario è un gran maiale.
Ed anche a mio fratello,
Se è scemo o ha cervello.
E poi alla scuola,
A Lei, ed a Lei sola,
All’odio che vi nutro,
Per metro dopo metro,
Alla meta ch’è lontana
E ancora a una sottana.
Alla voglia di fuggire
Al non voler soffrire
All’ansia ed alla gioia,
Al viver nella noia,
Al far filosofia
Sfiorando la follia.
Scoprir la “Soluzione”
Sentendomi un coglione,
E poi ancora al niente,
Al niente specialmente.
Accorgendomi che tanto,
La testa è come il vento:
M’accorgo d’un pensiero,
E ne spuntano altri cento.
Studiando Tecnica delle Iperfrequenze
Soltanto un’ora la vorrei avere,
per tingere d’incanto questa stanza,
per darle tutto quel che posso dare,
e so per certo che non è abbastanza.
Solo un istante sulle labbra mie,
per schiudere ad un sogno questo
letto,
per riempire l’aria di follie,
per colorar di cielo questo tetto!
Tetto che poggi, greve, sul mio
capo chino,
forti pareti a stringere il mio
cuore stanco,
soltanto Voi, estranee all’Uman
Destino,
sole guardiane mute, mio fedele
manto,
veder potreste più del ciel turchino,
o esile, meraviglioso fiore bianco!
Veder potreste l’attimo che è il
più sublime
riempir d’incanto i suoi occhi puri,
profondi e casti più d’ogni confine,
dargli splendore che oltrepassa
i muri,
fiamma preziosa che mi sa stupire!
Durante una Lezione di Elettrotecnica
E’ forse la potenza
del Sapere
l’acida natura della Scienza?
Son queste, l’Emozioni, quelle vere,
dell’Umana Vita unica Essenza?
S’alza un pensiero tremulo,
che nega le equazioni,
miasma stanco e querulo
di fradice intenzioni!
…Ma lento nell’agonia
si spegne soffocato,
dal profio alla lavagna
che già ha iniziato.
Ripassando Fisica II
Carovane d’impassibili umani
S’avventurano senza scelta
Nell’immensa Luce,
invano cercandone riparo.
Ed io, muto, l’ascolto:
meraviglioso, luminoso immenso
che nell’oscuro del mistero attende.
E lunghe braccia protende
Senza fretta, o inganno,
perché io veda:
enorme distese,
dune senza scopo,
carovane, e luce;
orme d’altri tempi, e d’altri:
mille invitanti, misteriose guide.
“Ma se abbandoni al sole
o all’ombra dei palmizi
è morte” mi dice,
“una tua sorte insegui!”
“Illudendo che una stella guidi?
Attendendo il giorno, deluso
Per aver luce agli occhi,
e poi fuggire?”
Dune, palmizi e sole:
ecco la Vita.
…E già sull’orlo d’una Duna,
sono.
Ripassando Sistemi di telecomunicazioni
specialistico. Notte
E’ la riflessione
l’arma mia migliore.
La lucida riflessione,
la limpida logica.
Il naturale intreccio
Di sottintesi mentali;
l’arguto, il sottile:
il liscio metallo,
la nuda pietra
su cui sacrificare
l’intreccio a Lei inutile
d’un contorto,
dolcissimo,
pensiero d’amore.
E con Lui,
me stesso.
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