|
La
pagina di Evidda
HO ASSASSINATO
LA POESIA
Perchè sole
ci illumini e ci riscaldi ?
Perchè notte ci oscuri e ci addormenti ?
Ho assassinato la poesia in una notte
senza luna e senza stelle
e sono stato condannato all'innocenza,
perchè nessuno si è accorto di niente ......
e come mai avrebbe potuto ?
No. Scrivere ormai è inutile.
Non serve a niente svenarsi le vene
e scrivere con il proprio sangue.
Uomini fate esattamente come prima:
fate come se non esistesse
l'altra faccia della luna,
anche se esiste per vostra sfortuna.
Ho assassinato la poesia,
perchè inutile ed ingombrante,
falsa ed illusoria.
Ho assassinato la poesia,
perchè non aveva prezzo,
ma solo valore intrinseco.
Ho assassinato la poesia,
perchè non aveva più nessuna funzione sociale.
Ho assassinato la poesia,
perchè non guariva, nè cercava di curare,
ma al massimo di consolare.
Ho assassinato la poesia,
perchè non arricchiva i poveri,
nè impoveriva i ricchi.
Ho assassinato la poesia,
perchè non diceva niente di più sul mondo.
Ho assassinato la poesia,
perchè il mondo era in frantumi e l'io in frammenti.
Ho assassinato la poesia,
perchè non indicava nessuna strada maestra.
Ho assassinato la poesia,
perchè non cambia niente,
nè gli individui, nè i gruppi,
nè tantomeno il corso degli eventi.
Ho assassinato la poesia popolare,
perchè era utopica creazione collettiva.
Ho assassinato la poesia dei poeti,
perchè era solipsismo in una torre eburnea.
Ho assassinato la poesia,
perchè significava trascendere la morte,
ma a me non me ne fregava niente di trascendere.
Prima quando la poesia era viva
o almeno vegetava in letargo......prima insomma.....
i profumi annusavano i colori,
i suoni assaporavano carezze,
i colori accarezzavano i profumi
in un oceano disarmante di sinestesie.
Le lacrime allora sorridevano,
i sorrisi piangevano. I morti mi vivevano.
I vivi mi morivano.
Ubriacavo il vino, saziavo la sete dell'acqua,
i cibi avevano fame di me.
Allora ero un ignorante,
che conosceva l'ottusità della scienza;
allora ero un saggio,
che non conosceva l'intelligenza dell'ignoranza.
Stavo a leggere le facce dei passanti
e contavo nelle loro rughe gli anni.
Poi ho assassinato la poesia,
come un pittore monco uccise i suoi quadri,
perchè lo guardavano in modo troppo indiscreto.
Adesso l'amore mi odia, l'odio mi ama.
Io odio l'amore ed amo l'odio.
Tutto questo da quando ho assassinato la poesia.
RAGAZZO SOTTO STAZIONE
Se ne sta tutto il giorno
a fare collette alla stazione centrale. Accetta tutto, tranne
le monete da cinque centesimi. Lui dice che le odia. Dice
di essere un esteta della moneta. Non so se mi prende in giro
o che altro, forse l'alcol gli ha preso la testa. Mettere
su famiglia e comprare il giornale sono cose - mi dice -
che detesta. Le notti fredde sotto stazione sono bestemmie
ed invocazioni ad un Dio dimenticato che sembra volgersi altrove.
Mi chiede quale pazzo assassino ha sepolto gli insegnamenti
del Vangelo, quale mano di idiota ha bruciato in un solo rogo
i libri della Bibbia. Poi continua a scroccare sigarette e a
chiedere birra ai turisti stranieri. Ma non ha mai trovato
niente di più buono dell'acqua delle fontane, quando
i borghesi dormono o fanno all'amore: lui trova deprimenti tutti
quegli amplessi sgangherati in quelle comode alcove.
LA MANCATA RIVOLTA
Il suo uomo è morto due mesi fa.
Per lui si è fatta anche la galera. Piange e si
dispera. Si stropiccia gli occhi, batte i pugni sul tavolo,
un amico fidato tende le sue mani, cerca di togliere ad
ogni espressione del suo volto quella grave parvenza di
torto e di sopruso sperimentato. I suoi capelli hanno lottato
col vento, le sue gambe hanno danzato sotto la luna. Un
tempo ha carezzato ogni nervatura di foglia con la levità
di una piuma. Poi ha conosciuto il nichilismo sulle strade
vuote della città d'Estate. Il suo uomo è morto
due mesi fa. Era l'unico della sua vita, che non le aveva
mai messo le mani addosso. Niente percosse, niente segni sul
volto. Dialogo, semplicità, nessuna complicazione,
nessun paradosso.
Lei dice che era un uomo giusto, in
armonia col mondo. Solo qualche tradimento per corpi più
giovani, per fianchi più snelli. Ma le dinamiche
del desiderio si sa sono senza senso e senza storia. Tira
gli ultimi mozziconi accesi addosso alla gente e maledice tutto
e tutti, maledice i passanti che la maledicono a loro volta.
Ormai è troppo in là con gli anni per una rivolta.
IMPERCEZIONI:
1 ** Dietro
i giri delle lancette, dietro il quadrante dell'orologio
c'è l'ultimo battito ed il primo gemito. Questo tic-tac,
così forte, nel mio ultimo secondo diverrà sempre
più debole, rapido, veloce, lontano. Tic-tac, tic-tac….rumore
di lancette leggere dall'immane peso.
2 ** Guardo
di sbieco il muro. Appare la coda bifida di una lucertola,
compare il dorso, rivestito di squame e….negli interstizi
della siepe già non la vedo….come se con un guizzo
fulmineo, un lesto strascicare di zampe si fosse divincolata
in un cunicolo; come se il crocicchio dei colori lividi
del tramonto, il riverbero di un fievole sfarfallio di raggi
l'avesse resa invisibile. Forse è sgusciata in
una fessura, in un anello d'ombra, in una zona morta dei miei
occhi, forse in una crepa nascosta, dove cade l'intonaco
e affiora la calce, sfuggendo alla mia vista, ormai inafferrabile.
3 ** Raggio di luna, filo argenteo, trapassi
e non frangi geometrie di ragnatele per posarti rilucente
su steli d'erba. Impalpabile, quasi impercettibile. Ti nascondi
sempre nel chiaro di luna, nella moltitudine. Hai traversato
il siderale vuoto interstellare per consegnarci il tuo mistero.
4 ** Per
un attimo ti sembra di raggiungere il nervo delle cose.
Ma un battito di ciglia non è un colpo d'ali che ti
solleva ed è vana ricerca aspirare al sillogismo
dell'esistenza. Così ritorni nell'orbita della vita
come una favilla, ormai incasellata in una goccia, come in
un'impronta di luce un tremito d'ombra.
5 ** Corsi
in una processione di luci, che volgevano altrove. Sfiorai
rami d'oro e ulivi color argento. Poi passò il fischio
di un treno e ritornai nello spazio di vuoto tra le cose
e mi chiamò una voce.
6 ** Ormai
filo sfrangiato, un fiato fioco di luce, disseminato il
tepore sull'orlo d'oro, muore su una spiga di grano.
7 ** Trasparenze
ed evanescenze. Ondulazioni e vibrazioni. Trascolorare
della natura al tramonto. Sorpresi da passaggi di nuvole,
da catene d'ombre. Scie traslucide di lumache. Fruscio di fili
d'erba. Mormorio delle cose. Conosciamo la sorgente. Ma
verso quale foce ?
8 ** Là
dove finisce l'arcobaleno. Là dove fioriscono nidi di
rondini. Là ad annusare l'aria della Primavera,
tra colori di festa nelle vie del mondo.
9 ** La
natura, le sue trame, i suoi canti e la vita come un'immagine,
che si può mettere a fuoco solo quando si è
distanti.
10** Vicini
ad aiuole innamorati cercano di tramutare palpiti e
batticuori in timide parole. E gli innamorati vorrebbero
una morte sola.
11** Almeno un tempo ci si poteva bagnare almeno
una volta nello stesso fiume. Adesso quel che resta è
una sponda brulla, una moria di pesci e le acque torbide,
colorate di fanghiglia.
12** La
natura immersa nella Primavera. L'aria tersa e serena. La notte
ritornano le lucciole a colorare spighe e roveti. Le stelle
dipingono angoli di campi, margini di strade. E le trascorse
stagioni ritornano come le parole dei morti nella memoria
dei vivi distrattamente sul far della sera.
13** L'oscurità
invoca con le sue ombre la voce di stagioni, che videro i morti
padri. E figli i nostri padri. Ma ogni anno cambiano
le scritte sui muri, ogni generazione crede ciecamente nei suoi
miti ed idoli. E le piazze di quei cortili, i lidi di quegli
arenili sono intrisi di altri amori. Le vie hanno perduto
quegli odori.
14** Ghirlande
di bacche, sapore di pomi buoni, boccioli di rose, schiusi
dalle note della Primavera. Inno funebre il ronzio di mosche
sugli avelli di larve decrepite e candido volo di farfalla
su un palmo di lillà.
15** Un
rantolo, un balzo, un brusio, o solo l'eco di un passo, lo sgocciolio
della pioggia, il vento che sibila tra i canneti e i loro
fusti cavi, lo stridere di una fiamma, un fruscio d'ali.
E' sufficiente per rompere il silenzio. Silenzio, coro degli
angeli, grido senza voce dei condannati, gemito dei non
nati. Canto di parole mai ascoltate dagli uomini.
16** Essere
e divenire. Identità e mutamento. Stasi e movimento.
Unico e molteplice. Particolare ed universale. Desiderare ed
avere. Attrito ed inerzia. Perdita e possesso.
No. Non pensarci. Per non deprimersi
a volte basta non pretendere niente dalle cose e dagli
altri, da questa luna tra i rami.
17** Ascolto
senza capire. Sorrido senza ridere. Intristisco senza
piangere. Parlo senza dire. Guardo senza vedere. Ma
a volte guardandomi allo specchio mi sembra perfino di
scorgere un essere umano.
18** Gocce
di rugiada discendono sullo sfrigolio dei rami, sul sagrato
dei prati. Caduta di sereno, che sommerge lo stridere
invisibile dei fili d'erba che crescono.
19** Nella
punta di una scintilla ? Nello sputo di uno spillo ? Nel
pallore di un brivido ? Nel palpito di un petalo ? Nel
fregio di un segno ? Nell'osso scarnificato ? Nella polpa
disossata ?
20** Il
crampo di un lampo. Il fulcro di un fuoco, stigmate conficcata
nel cielo roco e fioco. Poi il tonfo di un tuono.
L'eclissi del frastuono.
21** E'
già sera. Le sfumature livide del tramonto. Oltre
il fiume, sui colli, punteggiati da borghi e paesi un brulichio
di luci.
22** Pellicola
sdrucita, sequenza fulminea di istantanee, epifanie sminuzzate,
flusso di pensieri, che si ribellano alla grammatica.
23** Il
fiume scorre lentamente. Il vento smuove le vetrate. Il
fiume scorre lentamente. Trascina con sé foglie morte,
storie passate, cose andate. Il fiume scorre lentamente.
Gli occhi dei bambini salutano la corrente.
24** Il
rintocco delle campane. I trilli degli usignoli. Stuoie
stese alle finestre.
Si rivede il colore della terra. Ombre
smorte danzano. Colori accesi suggestionano. Colline e
sentieri inondati d'alba. La luce rinasce. Linfa dell'anima.
25** Vieni
alba a salutare anime e cose. di questo pulviscolo di mondo.
Vieni alba. Come se fossi la prima alba del mondo.
L'ultima di ogni uomo.
26** Padri
e figli. Fratelli e sorelle. Vederli ogni giorno. Vederli
crescere ed invecchiare senza accorgersene. E non trovare
mai le parole. Come attorno al pianeta gravita il satellite,
come attorno al nucleo gravita l'elettrone, noi giriamo
attorno alle verità del cuore.
27** Voglia
di cacciare un urlo. Voglia di ascoltare un sussurro. Voglia
di lacerare il drappo della sera con le unghie. Impossibile
capire il mistero di portoni socchiusi, l'assurdo e la malinconia
di ogni sguardo. La luce che ognuno ha negli occhi dove
finirà ? La vita !!! La vita ?!!? Semi. Battiti.
Ossari. La vita ? A tratti sembra un gioco d'azzardo, un
tiro di dadi. A tratti una partita di scacchi. E dove cerchi
l'ordine trovi il disordine e viceversa. E sei quasi nulla
ed aspiri all'infinito !!! Il nulla moltiplicato per infinito
in matematica dà un numero qualsiasi. L'uomo è
quel numero qualsiasi.
28** Ho
sognato città invisibili, dove risiedevano solo artisti.
C'erano saltimbanchi, poeti, attori, pittori, acrobati,
contorsionisti, trampolieri, mimi, ormai prossimi a firmare
l'armistizio con la realtà. E quando la loro penna
stava scrivendo ho sentito i singhiozzi del cielo. Ho visto
stelle cadere. Fermarsi comete. Le maree ribellarsi alla luna.
Le strade senza nome battezzarsi l'un l'altra. Ma avevano
avuto fortuna. L'inchiostro era simpatico. Si rinfrancarono
gli artisti. Si rinfrancò la luna.
29** Inaccessibile.
Inafferrabile. Ineffabile. Che fai ? Che pensi ? Hai lo sguardo
assente. Che devo fare ? Che mi consigli ? Vorresti dissolverti
in un momento ? O riversarti come un soffio di vento sull'intero
universo ? E quel profumo d'erba falciata che ti ha cresciuto
? Qual è ora il senso che dai alle strade del tuo
paese ? Se fossi nata in un'altra epoca, in un altro luogo….ed
invece…. nervi e mani tese…….. Che fai ? che pensi ? Hai
lo sguardo assente.
30** Il
riflesso della luna è smosso dal flusso del fiume,
scalfito da acini di pioggia. Pioggia, che scende sulle case,
incanalata in grondaie ossidate. Vapore e nebbia. Qua
e là indistintamente calano grumi di lumi sul corpo della
linfa, sulle dita adunche dei rami. E' l'ora in cui gli
insetti intravedono in un'angusta fessura e gli uomini
in una scia d'aereo la fuga. E' l'ora in cui cresce la ferita
di una ruga, immaginando cento mondi di idee, mille amori
finiti nel dimenticatoio o sbiaditi in un logoro matrimonio,
a onde di generazioni susseguitesi tra loro.
31** E'
sfuggito irreprensibile in un angolo morto del ricordo
il rossore del suo volto, il timbro della sua voce, il
calore delle sue mani. Ora la cerco inutilmente nelle stanze
della mia memoria. Un tempo si sfiorarono i nostri respiri.
Si congiunsero le nostre ombre. Adesso non so se i suoi
anni piangono per amori mai nati, se in lei vincono rimorsi
o rimpianti. Adesso non so quali tremiti astrali, quali
fremiti nei prati le sue parole chiamano quasi amore.
32** Coppie
furtive, appartate, distese su nuvoli di foglie secche,
sulle sponde assopite celebrano con giochi d'erba i saturnali
dell'eros. Oppure in abitacoli oscuri appannano i vetri
le loro labbra tremule. I polpastrelli delle dita ora si cercano,
carezzano il palmo altrui, ricercando in un contatto una nuova
creazione d'Adamo. E l'ultimo respiro di Adone ineffabile,
ormai spettro del non detto, si aggira attorno ai loro corpi
madidi, causa un brivido di smarrimento, sfiorandoli ignari.
Poi riprendono le loro effusioni, cullati dai loro sospiri
giovanili.
33** Vibrio
di fronde malate. Gioco di ombre dentellate. Frantumi smerigliati.
Rosario di stelle siderali. Ma nessuno può pensarsi
inutile. Nessuno sa per quale logica, disegno, volere i
ragni crociati emettano seta dal loro filiere.
34** Nelle
pupille luci lontane di caseggiati. Il latrato dei cani.
Solo l'eco dei nostri passi. Che cosa credevi ? La memoria
è una rete sottile. E' selettiva. Ed è anche infedele.
Il colore enfatico del ricordo migliora spesso il passato,
rendendolo un'età dell'oro.
35** Non
sospirare mai sullo sguardo di una passante, sul gioco di sponda
di sguardi incrociati dal finestrino con la ragazza seduta
sul treno del binario parallelo. Non sospirare, soffermandosi
ad ogni bivio del passato, pensando a ciò che poteva
essere e non è stato. Non chiedersi mai quale sarebbe
stata la trama del nostro destino in un luogo appena accennato,
dove il treno non ha sostato, o nelle città dai bei
gerani, che mai ci hanno visto, che mai ci vedranno. Non
chiedersi mai se lasceremo una traccia alla nostra partenza.
Non chiedersi mai quale mano d'angelo, quale frammento del
nostro sogno scacci l'ombra della morte dal nostro sonno.
36** Traversai
l'oscurità di una cannula, il fragore mattutino di una
pagliuzza. Annodai ciglia, trapunsi con le mie dita ali
di farfalla. Mi specchiai in raggi di luna. Venni rifranto dal
cristallo. Fui vivisezionato da un prisma. Fui equilibrista
su un filo interdentale.
Adesso posso, esangue, disfarmi in un minuscolo
punto di inchiostro, su una finitura di un foglio; questo mondo
sempre in eterno mutamento, in continua metamorfosi, non mi
avrà mai. Onda o corpuscolo ?
37** Nel
silenzio di una città straniera. Nel cuore di una notte
quieta. Noi, gravidi di gelo. I vestiti modellate dal vento.
E fu il tepore di una luce trasversale, il nitido chiarore
emanato da lampare. Celammo ognuno nel proprio animo le
parole amare ed avvelenate. Sostammo appoggiati al parapetto
del lungomare senza parlare. I nostri occhi, senza rotta
né stella polare, erravano nel colore del mare. Poi dicesti:
" Ho letto i poeti per cercare un verso che potesse racchiudere
la mia vita e tutte le vite. Ma ho solo trovato conforto
dalle loro voci." Dopo in silenzio di nuovo a ricercare
in uno sfolgorio di luce, in un tono vivo, uno slancio, che
si accordasse col chiaroscuro del nostro profondo.
38** Cambiamo
noi, cambia lo scenario, cambiano le corrispondenze, ecco
perché ogni città è mille città diverse.
39** Le
rondini saettano,poi sostano accovacciate sui fili della luce.
Capolini di girasoli si volgono verso Ovest. Si chiude la margherita.
Si apre il geranio, che effonde nell'aria il suo profumo.
Api sfiorano rami ed infiorescenze, petali e sepali, si impossessano
del nettare, poi depongono il polline sui pistilli con un battito
di ali. Ginocchi tinti d'erba corrono tra le balze, dita fanciulle
piluccano acini di ridenti filari.
40** Rimarrà
un'orma dei tuoi passi ? Rimarrà qualcosa nell'aria ?
Forse un'essenza dei tuoi baci infuocati sotto la pergola
? Chissà dove si sono involate le tue risa e le
tue parole ? Ragazzi che passi, ragazza che vai.
41** I
portuali, avvolti in un sudario di nebbia strascicano passi
stanchi. Guardano luci soffuse di lampare ed insegne di locali.
Cadetti dell'accademia navale nelle vie storiche del centro
approcciano bellezze locali, che cercano di non pronunciare
espressioni veraci per timore di apparire scurrili, provinciali.
Il corso di Livorno è da sempre un pantagruelico
trespolo, su cui si accovacciano ingenue civette per far da
specchio alle allodole dei cadetti. Sciami iridescenti di navi,
allineate all'orizzonte, si susseguono negli occhi dei passanti.
L'impeto maestoso del maroso modula sfrigolii, schiocchi
di rami nelle fronde mediterranee del lungomare, lambisce ogive
di volti trasognanti, appoggiati ai parapetti gelidi della
passeggiata, oppure riparati sotto le
pensiline dei bar. E' già
calato il sipario del giorno. Oltre l'orizzonte si sono già
involati quei toni di luce, quelle tinte uniche di colori,
che nella memoria sono pagine di stagioni.
42** Luna,
unica luce vera, che tocca terra nella notte. Luna,
solo tu rassicuri i bambini e scacci la paura del buio.
Luna, unica luce vera, verità rivelata. Luna,
con le tue falci, la tua faccia nascosta, i tuoi quarti,
illudi gli amanti e gli fai credere che gli amori più
grandi sono quelli non ricambiati. Luna, da millenni i sospiri
degli amanti muoiono su di te. Luna, verità rivelata,
bugia smascherata. Luna, luce che non dà calore
al cuore.
43** Oltre
il mio orizzonte le risposte che non ho. Oltre il mio orizzonte
milioni di vite e di sguardi, di nascite e di morti che
non so. tutto ciò che mai sono stato, che mai sarò.
44** Stormi
traversano l'azzurro. Filari di cipressi fiancheggiano sentieri
sterrati. Sul dorso dei colli casolari ristrutturati. E
poi all'improvviso una lepre ci taglia la strada infilza un
nuvolo di ciuffi, un groviglio di cespugli e continua la sua
corsa chissà dove.
45** Da
un comignolo si leva il fumo. I termometri segnano lo zero.
Un vecchio sfoglia il calendario dal barbiere. Una vedova
ferma sugli zigomi le lacrime. Una ragazza al bar beve il caffè
e fissa la testa di un cinghiale imbalsamato. Da un appartamento
si diffonde musica classica. Poi la puntina si ferma, il disco
si incanta.
46** Un
ago smagnetizzato, un pettine sdentato, un giocattolo rotto,
uno schioppo, un botto, un infuso insipido, la caduta
di un nido, il coccio di un guscio rotto di lumaca, una
radice aggrovigliata, rinnovano il mistero del mondo.
47** Una
tempesta di rabbia mi scompiglia, tutto questa fila, questo
parapiglia per uno stupido gelato alla vaniglia. Se ognuno
è una goccia di mare vorrei evaporare. Siamo in ritardo
anche per l'ultimo spettacolo….che diavolo !!! Dove vuoi andare
? Quale destinazione? Nessuna illuminazione ? A corto di ispirazione.
Così è……… se è vero che l'uomo ha inventato
la noia per dimenticarsi della morte.
48** Ragazze
che parlano di là, oltre quelle vetrate appannate. Gli
echi delle loro risate. Poi la polvere di povere vecchie strade,
qualche debole palpito di luce dalle solite case.
Scrivi
le tue considerazioni all'autore.
|
|