Pensieri & Parole

Sono Solo Considerazioni

 La pagina di Effeventiquattro

Il mio Cane           
 
      Sei arrivato un pomeriggio d’estate, come un inaspettato ‘regalo’ da parte di nostro figlio  che ti  acquistò per 1 euro da qualcuno che ti stava portando al canile.
 
       ‘Ma è un brutto cane, è un bastardo!…’  sono state  le mie prime parole appena ti ho visto, unite ad una sana incazzatura per quello che immaginavo sarebbero state d’ora in poi  l’impegno, le limitazioni e le responsabilità che la tua presenza   in famiglia imponevano.  Sei entrato di corsa, cucciolo nero e vispo, forse guardandoti bene si poteva supporre che avevi avuto qualche antenato lupoide, e ti sei diretto immediatamente verso di me che ero spiaccicato sul divano davanti alla TV, inconsapevole e tranquillo, iniziando ad abbaiare senza sosta perché volevi che mi alzassi: accidenti come ti facevi capire!  Avevi inequivocabilmente deciso che io dovevo diventare subito il tuo compagno di giochi e così, dopo 30 secondi dalla tua entrata in casa, già mi ritrovavo a fare girotondo dietro a te, imprecando  intorno al tavolo, almeno  per farti stare zitto.
 
       Non immaginavo nemmeno come  ci avresti cambiato la vita; ovviamente le tue richieste di uscite, passeggiate e giochi vari andavano spesso a cozzare contro gli ‘impegni’ dei figli e quindi per te la soluzione più semplice divenne  quella di rivolgerti sempre al sottoscritto, e con una insistenza tale da rendermi praticamente impossibile qualsiasi rifiuto. E così, da quel momento, tutti i santi giorni di tutto l’anno, compresi il  1 gennaio, Pasqua, 25 aprile, Natale, Capodanno e tutte le altre feste del calendario, alle 06,00 del mattino, sole, pioggia, neve, vento e qualsiasi altra condizione metereologica,  venivi a tirarmi giù dal letto per trascinarmi di corsa al ‘tuo’ prato dove potevi gironzolare libero (a quell’ora non c’erano nemmeno i corvi) fra l’erba alta e giocare con la palla fino al mio sfinimento.
 
       Passano gli anni, caro il mio cane, sei cresciuto, ormai sei adulto, sei diventato un meticcio di 40 chili nero con striature grigiastre: proprio un brutto cane, ma eri il mio cane. Ricordo come saltavi di gioia al suono delle parole che avevi imparato,  tra le quali  ‘passeggiata’ era sempre quella che preferivi; e quando mi portavi i tuoi pupazzi per giocare insieme e quando volevi che ti rincorressi giocando ad acchiapparella sul tuo prato: mi sfioravi di corsa e se ti toccavo ti arrabbiavi brontolando gioiosamente mentre correvi.
 
       Il sole inizia a farsi strada alle sei del mattino tra le sagome scure dei cipressi. Anche oggi sei qui, come tutti gli altri giorni  a quest’ora, ed è quasi passato un anno. E’ stato per te difficile all’inizio convincere il custode che non voleva farti passare; ma con la tua determinazione e la tua fedeltà sei riuscito a commuovere anche lui e forse è la prima volta  che un cane lo ha fatto piangere.  Sfiori con il muso la mia fotografia, cerchi di darmi la zampa, piagnucoli  sottovoce sperando che la parete di marmo che ci divide scompaia all’improvviso per saltarmi addosso festoso come hai fatto per tanti, tanti anni…
 
       Caro Ettore, sei il mio cane: ti vedo quando ti portano nel nostro prato ma la tua corsa sembra inutile e vuota, e la palla la lasci rotolare senza interesse; ogni tanto alzi il muso nero verso le nuvole e forse immagini di ritrovarci ancora insieme, per una grande, infinita corsa.  
 
       Io sono qui, ti aspetto.      
 
       Il Tuo Padrone.-
 
       Gian Marco

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