Pensieri & Parole

Sono Solo Considerazioni

La pagina di Caterina
 
 
SICURO

In trent’anni di vita Sicuro si era chiesto tante di quelle volte il perché di un nome così.. Non che non riuscisse a pensare ad altro…solo che di tanto in tanto,e, a seconda dei periodi anche spesso, questa domanda ritornava ad insinuarsi nella sua testa.”Perché Chiara, mia madre che ha un nome così semplice e con un significato così esplicito, aveva voluto darmi un nome così…così maledettamente impegnativo? Forse perché la mia presenza era l’unica cosa certa rimasta a testimoniare che il rapporto con mio padre (evaporato subito dopo) era realmente esistito? O forse semplicemente sperava di eliminare in modo indiscutibile ogni tipo di dubbio dalla mia vita?”
Pensava queste cose di tanto in tanto dunque, e aveva immaginato tali e tante di quelle risposte, tutte chiuse nella sua testa senza che mai fossero state ammesse alla presenza di anima viva; era uno cui da sempre e per sempre sarebbe mancato il coraggio di chiederne spiegazioni  direttamente alla madre. Proprio forte del suo nome non c’è che dire! Sorrideva allora.
Ma ora basta pensare ai soliti ammassi di dubbi polverosi e accatastati in quell’angolo dei suoi pensieri, perché il modo migliore per non ridicolizzare le proprie incertezze è quello di agire.
Soprabito, valigetta, moduli vari per ogni evenienza e di corsa a lavoro.
Quella mattina Sicuro si sarebbe recato dal suo compagno di scuola Giuseppe per la dichiarazione dei redditi e mentre camminava sul marciapiedino della strada stretta e in salita per raggiungerlo”E se avessi fatto il poeta…avrei potuto ancora chiamarmi Sicuro? No, decisamente no. Mi avrebbero sicuramente deriso tutti, un poeta non può mai essere sicuro di nulla.. E poi metti caso mi fossi trovato di fronte ad una platea nazionale, magari mondiale a recitare una delle mie poesie…Oh Dio alla sola presentazione del poeta TUTTO il mondo si sarebbe messo a fischiare e ad additarmi gridando-chi ti credi di essere!”.
“Sicuro entra qui! Che fai? Dove vai, diritto? O non riconosci più la mia casa o mi sono trasferito senza accorgermene!”
“Scusa Giuseppe ero sovra pensiero”
“Tranquillo me ne ero accorto! Ti aspettavo giù perché il campanello non funziona e il primo scalino è rotto e lo zerbino è umidiccio…scherzo!”
La casa di Giuseppe era mal definibile: infatti, all’occorrenza si trasformava in atelier, in galleria per le esposizioni e persino in casa d’aste. Giuseppe sfruttava l’ampio salone semivuoto e in stile “decadente - rinascimentale” per le esposizioni, mentre si arrangiava utilizzando un cucinotto, un bagnetto con doccia e una stanza da letto singola ”Ma con un finestrone sui vigneti che pare uno dei miei quadri”-come diceva sempre- come spazio per vivere e dipingere.
Osservando i suoi quadri appesi e appoggiati un po’ ovunque in casa ci si domandava se davvero somigliassero a quei vigneti visti dalla grande finestra della sua stanza; come colori effettivamente ci siamo…ma le figure erano “spruzzate” più che definite.
“Accomodati, aspetta che sposto le tinte, posso offrirti un po’ di succo d’ananas?”
A parte il succo di ananas, ritenuto da Giuseppe “quasi afrodisiaco”,non c’era mai altro in quella casa da bere, neanche un sorso d’acqua, alcolici o aperitivi erano un miraggio.
“Ho visto dalla lista degli scontrini e delle fatture che mi hai mandato, che vorresti detrarre dalle tasse anche i capelli che perdi in testa! Non vorrei deluderti ma ti dovrò rendere la maggior parte del “materiale” che mi hai fornito.Veniamo a noi, per la tua dichiarazione dei redditi ho bisogno di….”
Giuseppe si alzò di scatto e aprì la finestra “Mi metti l’ansia con tutte queste cose serie…non ci si vede da tanto tempo non vuoi vedere il mio ultimo acquisto? ”Fece uno scatto e scivolò in camera a prendere una piccola statuetta di ceramica dipinta di giallo, poi la portò all’altezza del petto e con le braccia tese la mostrò a Sicuro.Era certamente un oggetto curioso ma allo stesso tempo estremamente luminoso, accendeva la voglia di sorridere, esattamente come il suo proprietario.
“Bella! Mette il buon umore!”
“Scherzi!? Lo sai che nell’opera di Strindberg, “Colpevoli e innocenti”, il giallo ha la funzione simbolica di rappresentare il peccato di Henriette e di Morice!”
Sicuro sorrise, ripose tutti i moduli che aveva portato per l’amico e si rilassò spaparanzandosi sul divano:Giuseppe aveva voglia di chiacchierare, probabilmente della mostra che stava per inaugurare e che conteneva diverse sue opere, per cui imbrigliarlo in qualcosa di serio ora sarebbe stato impossibile.
“Se improvvisamente il mondo fosse minacciato da una calamità e un demone additasse me come prescelto per avere l’opportunità di salvarlo…che tipo di prova dovrei sostenere? Ah si ecco: sbucciare una mela sfiorandone col coltello il contorno, cercare di ottenere una buccia più sottile possibile ma senza romperla.Certo sarebbe una bella responsabilità! Fortuna che non sono il prescelto.”
Così dopo una giornata passata in ufficio tra scartoffie e noiosi appuntamenti con clienti ancora più noiosi Sicuro era di nuovo sprofondato nei suoi pensieri .Squillò il telefono mentre non si era ancora propriamente ridestato, cercò comunque di scuotersi perché Margherita si sarebbe sicuramente allarmata se lo avesse sentito distratto.
“Marghe stai bene tesoro? Scusa se non ti ho chiamata subito, sono stanchissimo, mi ero seduto un attimo sul divano”
“Ok , non ti preoccupare; ti volevo raccontare del provino che ho fatto oggi…sai ce l’ ho messa tutta ma mi sono sentita dire per l’ennesima volta che…insomma non ci siamo. E la parte l’ha ottenuta una smorfiosetta che secondo me sapeva come convincere il regista!”
“Bè , tanto le soap opera non sono mai state il tuo sogno no? La mia bellissima attrice preferisce il teatro”
“Si ma lì pure non batto chiodo!”
Margherita era la fidanzata di Sicuro, con due sogni nel cassetto:diventare un’attrice di teatro o/e sposare Sicuro. Ora, poiché sposarsi sembrava misteriosamente impossibile, cercava di buttarsi sul lavoro benché non fosse una delle imprese più semplici.
Il giorno dopo, di Sabato, Sicuro incontrò Margherita nel romantico bar sul laghetto dove erano soliti recarsi fin dai primi appuntamenti. Margherita effettivamente si chiedeva spesso se quegli incontri avrebbero dovuto proseguire per altri dieci anni prima che Sicuro le chiedesse di sposarla, ma forse per orgoglio o forse per paura di perderlo impressionandolo nel muovere lei il primo passo, teneva segreto il suo desiderio.
“Sai che l’altro giorno mi sono scoperto a pensare una cosa, in realtà so per certo di averla pensata in vari modi da sempre, ma oggi mi sono per la prima volta reso conto di pensarla e anche che forse non è normale come cosa…”
Sicuro raccontò a Margherita il suo pensiero sulla “buccia della mela”; lo fece come gesto di gratitudine perché in fondo era stata lei col suo squillo telefonico a destarlo e quindi a renderlo cosciente.
“Tu sei pazzo! Certo che questo pensiero non è normale…almeno, io non ne ho mai avuti di simili!”
Disse Margherita prima di scoppiare teneramente a ridere, e la dolcezza  si manifestava nei  gesti incantevoli delle sue mani e nella mimica del suo sorriso.
Seguirono discorsi sconclusionati e leggeri da parte di lui e carezze da parte di lei, mentre i due erano immersi nell’atmosfera rosa e densa del locale, con le sue luci basse, i fiori freschi sui tavoli e la presenza avvolgente del lago fuori della vetrata.  
Prendendole la mano Sicuro sorrise ironicamente”Ti ho promesso di portarti a teatro stasera , tela senti di venirci?”-“Non sarà certo la delusione che mi sono presa ieri ai provini a cancellare la mia passione per gli spettacoli, se è questo che credi, uomo infido  che non sei altro!”
Camminando lungo la strada Sicuro teneva ancora la mano di Margherita e pensava che forse da questo dipendeva il suo nome..dalla capacità di prendere le redini della situazione e guidare la sua dolce metà verso un faccia a faccia con le proprie limitazioni ”Ma chi ti credi di essere? Stai esagerando!Almeno lei ha avuto la forza di tentare e il coraggio di fallire innumerevoli volte.”
La rappresentazione era stata allestita da un gruppo di attori dilettanti, che usavano scrivere le proprie commedie in gruppo; quella sera avrebbero rappresentato “I malati terminali in borghese”
Margherita osservava lo spettacolo  in modo distaccato, con gli occhi coperti da un velo di nostalgica amarezza per qualcosa che non aveva avuto mai e con un dispiacere silenzioso e ben camuffato da attenzione seria.
Sicuro pensò guardandola con tenerezza che in lei le passioni, gli intrighi e le nefandezze caratteriali dei personaggi in scena non avrebbero mai potuto trovare un’adeguata interpretazione, perché tali emozioni lei stessa non aveva mai provate.
Come di consueto la sera di lunedì Sicuro ospitò a casa sua “i tre amici del poker”.
Massimo arrivò per primo, alle dieci e un quarto, in anticipo come sempre “Ohy  bell’ uomo!
Allora?” – “Bene, bene Massimone entra…sempre più grosso te vero?”
La principale occupazione di Massimo era infatti il culturismo che ne aveva raddoppiato la stazza già erculea di natura, trasformandolo nell’omone delle caverne così come lo aveva soprannominato Margherita.
Poco altro c’ era da dire su di lui: rampollo di una famiglia più che benestante si era concesso il privilegio di dedicarsi solo al suo aspetto , senza farsi tanti scrupoli nel mettersi in mostra in tutti i concorsi nazionali di culturismo. La sua famiglia si era rassegnata all’idea che gonfiando i suoi muscoli come palloni, aveva sgonfiato e atrofizzato ormai senza rimedio tutto il suo cervello.
Verso le undici meno un quarto suonarono alla porta anche gli altri due “

Dimmi che sta volta ti sei ricordato di mettere le birre in frigo ti prego! Non voglio ricordarti a cosa assomiglia il gusto della birra calda!”-“Ciao Giuseppe…Carlo, venite che si comincia! Non vedo l’ora di svuotarvi le tasche!”
Per tranquillizzare Giuseppe  Sicuro si avviò verso il frigo e tirò fuori quattro birre belle fresche, poi prese ironicamente il ghiaccio e portò al suo amico il tutto: ”Ecco tieni! Stai attento che non ti caschino i denti per il freddo!”-“Si, si come no! Ricordati che sono allergico alle tue battute di spirito!”
La serata del “pokerino” rappresentava per i ragazzi una vera e propria parentesi di relax che li fortificava in vista dell’intera settimana lavorativa ( anche se questo non era certo un problema che preoccupava  Massimo). In quei momenti Sicuro si dispiaceva che Margherita non fosse un uomo per potervi partecipare.
“Come sta Serena Carlo?”- Chiese Sicuro
“Benone, ora sto meglio anche io perché ha smesso di vomitare ogni due ore. Le ho prescritto assoluto riposo per tutto il periodo della gravidanza e le ho comprato una colonna di videocassette per costringerla sul divano.”
“Sapete che quando eravamo al liceo io e Carlo volevamo diventare  dottori?”
“Si… peccato che dopo il diploma, Sicuro, tu ci abbia ripensato…e quando ormai io mi ero già iscritto a medicina per giunta !”
“L’ho fatto apposta per farti essere l’unico medico, senza la mia schiacciante concorrenza sei diventato il numero uno!”
Sicuro buttò sul tavolo un full di assi e vinse la partita ”Vedi: se avessi fatto il medico come gioco a carte per te sarebbe stata una rovina!”
A questa esclamazione seguirono grida di ironico sdegno e pacche sulla nuca da parte di tutti per punire tale presunzione.
Riprese il gioco che tirò fino a tardi e durante tutta la serata Sicuro realizzò con stupore che nessuno dei suoi tre cari amici l’aveva mai deriso o schernito anche solo per gioco riguardo al suo bizzarro nome. Ma l’avrebbero fatto se fossero stati costretti? Per esempio Giuseppe, l’avrebbe preso in giro se gli fosse stato ordinato da un killer psicopatico con una pistola  in mano? Ma in fondo perché domandarsi simili cose? Sono talmente inverosimili! Anche se a dire il vero il pensarle non stava affatto turbando la piacevole sensazione data dall’atmosfera di quella serata, anzi in un certo senso sembrava rafforzare nell’animo di Sicuro l’affetto che aveva per i suoi amici.
“Tutti a letto ora via! Domani si lavora! Vero Massimone?”
Sicuro cercò la madre a casa quel mercoledì pomeriggio per la solita dichiarazione dei redditi. Da un lato stava augurandosi di riuscire a portare a termine la sua missione di buon contabile almeno questa volta, visto che quando ci provava con amici e parenti si ritrovava sempre, per un motivo o per un altro, ad ascoltare i racconti dei loro problemi (o progetti che dir si voglia) senza mai concludere un bel niente. Da un lato però, si sentiva pure nervoso, come ogni volta che si recava a trovare sua madre, avvertendo una sorta di disagio perenne e provocato dalla spinta, che avvertiva  necessaria, di chiarire una volta per tutte l’ origine del suo nome, ma che puntualmente si costringeva a reprimere per mancanza  di coraggio o forse, per paura di una qualunque sua eventuale risposta.
Suonò il campanello ma non ottenne risposta. Senza indugiare un attimo  girò le spalle all’ingresso della sua antica abitazione e discese la stradina che lo avrebbe portato al cimitero di Santa Maria  Maddalena del Perdono.
Davanti ad una anonima lapide di marmo rosa stava inginocchiata Chiara , forse immersa nelle sue preghiere, aspettando nel suo piccolo cuore pieno d’amore una risposta , di che tipo poi neanche lei avrebbe saputo immaginare.
“Mamma.”
Chiara si voltò e si tirò su con l’aiuto di una mano poggiata per terra, poi camminò fino alla panchina che stava di fronte alla lapide.
“Sicuro, tesoro, che succede? Non dirmi che mi sono dimenticata di un appuntamento che avevamo insieme?”
“Perché continui a tormentarti venendo qui tutti i giorni!? Ti prego…”
“Sai perché vengo qui. Prego per tuo padre…ne ha bisogno tesoro”
“Non è la tomba di mio padre mamma. Il babbo non è morto.”
“Lo dici tu questo.”
Sicuro rimproverava sua madre per il suo comportamento, ma in realtà gli si riempiva il cuore di commozione nel vedere la sua infinita devozione all’unico uomo della sua vita. E si domandava come il male che le era stato fatto, il dolore di un abbandono, non fosse riuscito a corrompere quell’anima bella.
Chiara aveva aperto una piccola agenzia di viaggi di cui si era nel corso degli anni occupata in maniera ineccepibile. Si era sempre comportata  come la più affettuosa e comprensiva delle madri con Sicuro e per lui aveva sempre rappresentato un punto di riferimento più che solido.
Eppure a quel suo spazio intimo e privato non aveva mai rinunciato. Aveva combattuto contro le chiacchiere che giravano in paese con le uniche armi che possedeva: l’ingenuità di una bambina e l’entità sublime dei suoi sentimenti. E ben  presto tutte le malignità si erano messe a tacere di fronte a quella piccola roccia di donna. Il suo amore non era morto. Ma l’unico modo per giustificarne l’esistenza era per lei immaginare che fosse morta la materia di cui era composto; l’uomo che glielo aveva portato e subito dopo portato via.
“Come sta Margherita?”
“Combatte contro il caldo e le zanzare come facciamo tutti.”
Si alzarono all’unisono e si presero a braccetto.
“Andiamo a casa mamma, perché oggi, che tu lo voglia o no, ci occuperemo della tua dichiarazione dei redditi!” “Ciao Serena sono Margherita”
Per telefono Margherita si mise d’accordo con Serena per incontrarsi la stessa sera .
Sicuro passò a prendere Margherita verso le otto e un quarto.
“Dovremmo fermarci lungo la strada per comprare del vino magari..”
“Ci ho già pensato io Sicuro, ho preso un Chiantino rosso, speriamo che la Serena non abbia cucinato del pesce!”
“L’importante è il pensiero,  che tra le altre cose tu hai avuto, mentre  se fosse dipeso da me si cenava a secco!”
La casa di Carlo e Serena  era situata appena un po’ fuori il paesino, in aperta campagna; dai finestrini aperti della macchina  entrava una piacevole brezza, di quelle che soffiano delicate e fresche nelle serate estive più fortunate. Margherita la stava sentendo sulla sua pelle e aveva appoggiato la nuca sul poggiatesta dello schienale per assaporarla a pieno.
Le due coppie trascorsero una serata rilassante come sempre accade tra amici di lunga data  le cui compagne sono amiche, invece che  in competizione per il titolo di prima donna del gruppo.
La casa era stata arredata con gusto e semplicità, l’unica stanza  che aveva un aspetto più particolare era ovviamente quella destinata al bimbo in arrivo e che, comprensibilmente, somigliava  ad una grande caramella celeste: agli angoli della ringhiera del lettino bianco erano stati fissati quattro  fiocchi a quadretti blu, delimitanti  l’area  ove, con un po’ di fortuna, arrangiandosi tra gli innumerevoli peluches colorati,  avrebbe potuto dormire il piccolo. Alle pareti Serena aveva appeso quadretti rappresentanti orsacchiotti che ballavano e uccellini in fila sui rami di immaginari alberi turchesi. In un angolo il fasciatoio e appesi ai gancetti dietro la porta asciugamanini profumati e un minuscolo accappatoio alla vista del quale Margherita stava per commuoversi.
“Ecco la stanzina che ho preparato  per Michele”
“Fa veramente tenerezza è tutto così  piccino! Sei molto fortunata amica mia!”
“Si, soprattutto perché sai quanto abbiamo dovuto faticare per avere questo bambino che non voleva arrivare mai…ormai io e Carlo pensavamo di essere incompatibili!  Ma dì un po’… tu e Sicuro cosa state aspettando a sposarvi e a procurare il primo amichetto a Michele?”
“Sinceramente non lo so Serena. Non so perché dopo tanto tempo che stiamo insieme Sicuro non senta la necessità di chiedermi di sposarlo. Ma non voglio forzargli la mano se non lo ha fatto avrà i suoi buoni motivi.”
“Dai non dire sciocchezze! Sai come sono gli uomini non hanno iniziativa personale! Bisogna sempre mettergliele in bocca noi le parole se no… E poi non si tratterebbe di “forzargli la mano”, quanto di incoraggiarlo, darli una spintina!”
Nel frattempo nel soggiorno Carlo e sicuro discorrevano dei classici problemi esistenziali  tipici delle conversazioni maschili: “Carletto hai visto l’ Inter che partitona l’altra sera!?”
“Davvero una signora partita Sicuro! Finalmente la squadra ha dato un po’ di spettacolo dopo la miseria delle partite di campionato!”
“Già.. chissà come andrà a finire questa Champions league!”
Poi improvvisamente a Sicuro venne un lampo di genio. Non per molto avrebbe potuto continuare il lieto conversare della serata nascondendosi dietro un dito, prima o poi avrebbe dovuto affrontare il discorso  dal quale avrebbe estrapolato il consiglio del suo amico …per l’esattezza dell’amico più saggio e responsabile della compagnia. E probabilmente era meglio farlo adesso che Margherita era nell’altra stanza con Serena.
“Carlo in verità ho insistito perché le donne fissassero una cena tutti insieme stasera per chiederti un consiglio.”
“Spara, se posso esserti utile”
“Vorrei chiedere a Margherita di sposarmi.”
Carlo reagì in modo decisamente diverso da come Sicuro si era immaginato: inizialmente sorrise con uno sguardo quasi compassionevole verso l’amico, poi disse : “Era ora! Anche se forse per un consiglio su un argomento così delicato sarebbe stato meglio incontrarci da soli…sai per parlare con più calma, visto che le ragazze potrebbero tornare da un momento all’altro!”
“Credi che ne sarebbe contenta o.. o credi che invece potrebbe spaventarsi e mandarmi al diavolo?”
“Certo l’idea che tu possa offendere la sua sensibilità di donna è verosimile ma…. Ma smetti dai! Credo che ti manderà al diavolo se non ti sbrighi a chiederle di sposarti! E’ una ragazza incantevole non le manca niente non vedo che moglie migliore potresti desiderare. Lei, da parte sua, penso che non potrebbe trovare un romantico indeciso come te neanche se girasse il mondo con un radar, sei un vero duro dal cuore tenero! Un vero maschio da riproduzione!”
“Ok, ok, ho capito basta così disgraziato! Le chiederei di sposarmi anche solo per farti smettere di dire idiozie!”
“E poi ricordati: non saprai mai cosa pensa fino al momento in cui giocherai a carte scoperte! Le donne sono così, hanno bisogno che gli uomini organizzino loro le idee”.
Adesso sinceramente  Sicuro avrebbe dovuto pensare a come fare per indurre Margherita ad accettare la sua proposta.
“Potrei  lanciarmi col paracadute da un aereo e con l’aiuto di qualche istruttore complice stendere in aria uno striscione come- sposami mia adorata- ma forse sarebbe un po’ assurdo e certamente innaturale per il mio modo di essere… forse però potrei…”
Sicuro elaborò un piano decisamente più tradizionale. Margherita meritava sicuramente il meglio, ma se lo aveva amato fino ad ora non era certo stato per le sue trovate spettacolari!
“Ciao bellissima, usciamo stasera per cena? Ti va? Dovrei parlarti di una questione che mi sta molto a cuore.”
E così verso le otto e mezzo Sicuro passò da Margherita, vestito con tanto di abito “da cerimonia” e con una bella cravatta beige che lei stessa gli aveva regalato agli inizi della loro relazione.
Si diressero  verso un piccolo ristorantino immerso nel verde che Sicuro aveva  prenotato per le nove. Lungo il tragitto l’atmosfera in macchina era stata rilassante, Sicuro era rimasto quasi sempre in silenzio per ripassare prudentemente la sua parte, mentre Margherita, ignara della sorpresa verso cui si stava dirigendo, aveva tranquillamente raccontato il modo in cui era trascorsa la giornata.
Durante la cena Sicuro proseguì il suo rituale silenzioso, sempre più nervoso e preoccupato di realizzare le aspettative da sogno  che qualunque donna  avrebbe preteso da un momento come  LA PROPOSTA DI MATRIMONIO.
“Stai bene tesoro? Sembri un po’ strano stasera. Te ne stai zitto zitto… ma non dovevi parlarmi di qualcosa?”
“Non ora Marghe te lo dico dopo…sono silenzioso perché questo cibo è molto gustoso”.
Ma dentro di sé in realtà pensava tutt’altre parole: “ Oh Dio sono troppo nervoso! Così rischio di rovinare comunque il momento magico…devo rilassarmi e cercare di chiacchierare normalmente.”
“Oggi hai avuto una buona giornata cara?”
“Scherzi? Te l’ho raccontata per intero durante il tragitto in macchina non ti ricordi? Sei sicuro di stare bene?”
Primo pensiero di Sicuro: “No cara, stasera non sono sicuro di niente!
Secondo pensiero di Sicuro:  “Accidenti! Si può sbagliare così? Le domando di raccontare l’unica cosa di cui mi abbia parlato fino ad ora!”
“Senti tesoro, ti va se ce ne andiamo? Ricordi quella cosa di cui volevo parlarti?”
“Ma non abbiamo finito di cenare io vorrei il caffè”
“ Ho scoperto di non essere il mago della suspence…Devo parlartene subito ma non qui”.
Che disastro povero Sicuro. Alla fine Margherita era quasi più agitata di lui, immaginando che fosse successo chissà cosa.
Di nuovo durante il tragitto incombeva nella macchina un silenzio divenuto ormai spaventoso e inquietante e Sicuro cominciava a sudare pesantemente.
Quasi correndo e afferrando Margherita per un braccio scese di macchina ed entrò nel solito localino sul lago dove spesso si recavano.
“Questa atmosfera familiare e queste lucine soffuse mi aiuteranno ad uscire dall’imbarazzo!”
Sicuro mise letteralmente Margherita seduta al tavolo con la vetrata che dava sul lago appena illuminato, e si rese conto che la faccia di margherita era profondamente turbata.
Corse al pianoforte, mentre il cantante stava suonando e gli fece richiesta della colonna sonora del loro amore.
Così sull’attacco delle note di “ Pagando si intende” Sicuro riacquistò sicurezza, la sua andature da goffa e nervosa si fece elegante e spavalda. Adesso sentiva che l’obiettivo della serata era sempre più vicino e che tra poco sarebbe finalmente tutto finito!
Nel frattempo Margherita osservava da lontano il passo maestoso del suo compagno e si sentiva sempre più confusa e sconcertata.
Sicuro adesso aveva un sorriso consapevole sulle labbra e si stava inginocchiando davanti a lei.
L’aria si era fatta avvolgente invece che calda e soffocante come era stata fino ad ora, le parole di Sicuro erano più belle della musica su cui si appoggiavano, se possibile, e Margherita le ascoltava commossa e sconvolta. Immerso nell’atmosfera rosa di quelle luci e con le spalle avvolte dal riflesso dell’acqua del lago sullo specchio della vetrata Sicuro le sembrava un amante sensuale, un misterioso personaggio uscito da una canzone e che si stava auto-proclamando tutto suo, tutto di sua proprietà.

Sicuro aveva dunque chiuso il cerchio delle sue certezze. Il cerchio entro il quale stavano chiusi Margherita, sua madre , Carlo e Giuseppe,  Massimone, e il suo monotono ma amato lavoro di fiscalista. Il cerchio entro il quale si sarebbe sentito al sicuro.
“Mamma…ieri sera ho chiesto a Marghe di sposarmi.”
“Che notizia favolosa tesoro! Sapevo che tu ti saresti sempre dimostrato onesto. Sei davvero la persona che avevo desiderato tu fossi. Sai, una persona  su cui si può sempre contare.  Presente. Che non ti delude mai. Sicuro.”


 
MEMORIE DEL  MOLO

Riconosco il passo leggero
delle scarpette di cuoio di Beatrice
Accompagnano il fruscio delle onde sotto di me
Ho parlato spesso con la sua anima bella
E di tanto in tanto mi racconta
della sublime malinconia che  il mare le ricorda
A volte penso che venga qui solo per me,
per tenermi compagnia
O perché lei stessa ne cerca una
in grado di rispettare il suo pensiero senza voce  

Sento i passi di Sebastiano
Sicuri e pesanti fanno scricchiolare le mie assi di legno
Vecchie,  stancate dal vento e logorate dal sole
Come il viso del mio compagno che da anni
ormeggia presso di me e tira su e tira giù le reti
Il mare e la fatica gli hanno increspato la pelle
in solchi scuri di passione e di antica speranza

Accompagno i passi timidi di Alice
Seduta sul mio bordo con i piedi scalzi
Con la marea che li bacia ora sì, ora no
Aspetta con pazienza eterna il suo amore svanito
all’orizzonte nebbioso di cento anni fa

Ascolto le risate vigorose dei piccoli Maddalena e Andrea
Percorrermi da cima a fondo e di nuovo fino alla cima
Facendomi vibrare di un rinnovato vigore di gioventù
Dimentico dell’amarezza dei miei pali  
che furono conficcati e abbandonati dalla memoria
Divorati dai piccoli abitanti
del mare e marciti  nella sabbia del fondo

Ahi! che dolore mi ha sempre procurato lo specchio lucente
e maestoso della superficie di sale e acqua  contro il sole
Illude chi lo guarda e nasconde così bene
la desolazione che le mie radici assorbono dal fondo
La sinergia di tutti quei  movimenti assoluti
e inutili che agitano  il silenzio delle tenebre.

Dio sa se ho sognato di poterle staccare
dalla palude in cui sono state forzate a sprofondare
Queste mie gambe morenti e putrefatte!

Se non fosse così forte la compassione
per i drammi dei miei compagni di vita
Se non li sentissi miei i sospiri di Alice!

Ho pregato con loro perché la fortuna li accompagnasse
Ho sperato, spesso inutilmente,
che le reti di Sebastiano si riempissero di piccole vite marine
E ho baciato le tenere labbra di Beatrice,
audaci e sensuali come il movimento delle mie amate o odiate onde.

Sono qui
Sono rimasto
Fin che in me sentirò un anelito di vita io resto
Per scelta o per dovere che differenza fa?
Ho forse scelto di esserci?
Ma soprattutto… Ho mai mancato di esserne grato?

 

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