La pagina
di Bellinverno
Il gioco della falce
Non è per distrazione che la falce
recide la spiga così come non è per interposta
lama che gettasti l'indolenza ai veli. Lo facesti per disobbedienza
e per rimedio Per il sangue e fino allo sfinimento Fino
all'apparente trionfo dello sconsiderato che crede di calpestare
il vento. Ma il taglio è una istanza che non ha trattativa
e quel che rimane è un gambo senza più supporti
nè resistenze che conserva ancora il bene passivo della
posa eroica. E' il meraviglioso accidente che la falce ti ha
procurato quando decidesti che conoscere la fine semplifica
l'attesa.
Lettera di una Betulla
Ora che la legge del Malgrado ti ha scalfito
alla foce mi chiedi,
nei tuoi discorsi, se ricordo i gelsomini.
Ma sai che i discorsi sono vermi in libertà
che ti circolano in bocca in militante disastro.
Vedi, è il senso imposto che si trasfigura.
E' il peso che diventa zavorra e ti piega
e ti arcua come certe curve di metropoli.
A me invece è toccato far da cavia
all'inappartenenza ricevendo carezze all'amianto.
Eppure, come i mattoni, ho orli precisi e superfici ben squadrate.
Ho sorelle che predicano la favola delle api
e mi hanno insegnato che il miglior destino
è esser pioggia che si sposta.
Ma son talpa stupefatta e nelle mie gallerie
anagrammo meraviglie e faccio funzionare vecchi telai.
Dovresti esserci mentre ti affronto.
Se sposti piano gli arbusti mi intravedi svettare
in timidi allarmi e mandarti a sbattere contro inverni postumi.
Ho un atlante al mio fianco,
con i laghi e le lagune le cadenze e le carenze...
Se poi segui il mio respiro in interrotta attesa
ogni sua sosta è un assalto a bassa quota
che ti sferro indisponente.
Ora lasciami indietro e vattene che è meglio
ma assistimi nel mio odio scollegato.
Le idee sai, sono anche ferite d'arma da fuoco
e questo è tutto il valore che posso.
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