Pensieri & Parole

Sono Solo Considerazioni

 La pagina di Andre

Io scrivo dall'età di sei anni, quando, a forza di ceffoni, ho imparato a tenere in mano una matita restando fermo, composto, attento, in silenzio, e a fare dei segni su un foglio di carta. Che poi erano le parole.
Geniale!
Passano dieci anni, ed ecco l'evoluzione che procede. Dopo lo scrivere imparo il raccontare. Storie per me e pochi intimi, resoconti di viaggi, parodie e altri piccoli divertenti esperimenti.
Di nuovo, altri dieci anni, e lo stile subisce un ulteriore cambio. Narrare sì, ma non più per divertire me e chi mi sta attorno: raccontare per farmi conoscere, per far pensare e per piacere.
Qualche goccia di poesia, molta, moltissima (ma tanta da far spavento!) corrispondenza per affinare la tecnica, consigli, confronti, mazzate sul collo e lampi di luce azzurra e finalmente il Piano "B" sembra dare i frutti sperati.

Poesie di Andrea Cabassi
 
 
Sei arrabbiata con me?
 
T'ho incontrata
m'hai dato un saluto
di circostanza
 
L'istante dell'incontro
 
Guardi i tuoi passi
t'avvicini veloce
oltre rifuggi
 
Pelo del naso
 
Stretta sicura
lo strappo egoista
lacrima scende
 
Ma non mollerò
 
Con questa pioggia
si nascondono calde
le mie lacrime
 
È sufficiente aspettare
 
Le gocce di pioggia
si fanno lago
trafiggendo la quiete.
Concentriche turbe
si scontran brutali
rampanti con furia;
spruzzi di schegge
di bagnata durezza
depredan la pozza.
Ma quando la luce
riaffaccia ribelle
è sufficiente aspettare,
la pace ritorna.
 
Ottobre 1943. La cuffia blu
 
Stava tornando Doretta di sera
non sulla bici, come suo uso,
lei se n'andava trotterellando
cattiv'umore per un abuso.
 
In quella notte d'ottobr'inoltrato
dell'anno domini quarantatre
stanca e 'sì sfatta per il lavoro
la guardia stradale la fermò perché
 
il velocipede che lei cavalcava
dopo il notturno nel calzificio
fosse sebbene oramai coprifuoco
non adottava il prezioso artificio!
 
Quello cioè di celare la luce
bersaglio palese agli aerei nemici
con quella classica cuffietta blu
ch'aveva levato da un po' dalla bici.
 
Avendo premura e avanzando a fatica
per colpa del blu ch'eclissava la via
pensò di farsi più chiaro il tragitto
però andando incontro a quell'angheria
 
Sotto i vigneti del vecchio castello
fermata e avvertita dell'infrazione
stizzita rispose al tutore dell'ordine
a male parole la contestazione
 
E se le han sequestrato il mezzo a pedali
non è dovuto a cattiva fortuna,
ma alla sua lingua che disse alla guardia
"la cuffia, infilala pure alla luna!"
 
Scomposto nelle mie catene
 
La trama rossa di liquida vampa,
capillare sul mio occhio
e nel suo vicino ribollente speculare,
marca il limite ben superato
delle ore di riposo perse smarrite.
Serrandone, uno e l'altro,
in fuga
in un batter d'occhio a metà,
senza la risalita alla luce, ecco
invece
il cuore dell'incendio.
Il necessario quotidiano abusa
lasciandomi a montare coniglietti
in catene in catena, rendendomi
ciclico costante efficiente.
Spento, senza il gioioso e inutile
tempo perso nel mio affaccendare.
Troppo di mio da fare e
troppe mancanze per farlo, e
la comoda paura di risultare
scomposto nelle mie catene
agli occhi tramati dell'aguzzino
mi fa desistere, a favore di
un bel sorriso in posa, prima
che mi renda conto
che sono io stesso la colpa unica
del bruciore che avverto
quando la luce viene bloccata
dal muro di carne
delle mie palpebre
 
Vorremo una tazza
 
Le braccia si dichiarano appesantite
dall'ultimo bicchiere svuotato.
Nemmeno una goccia smarrita
in eretici sprechi sul pavimento.
Il capo gonfio e leggero
impartisce ordini allegri
di nessuna importanza
ma belli e scarlatti,
azzurri e brillanti,
veloci e carini.
Mentre le lancette,
ignorando il ticchettio
costante e noioso,
per nulla affine
al batter del petto,
s'avvicinan al momento in cui
vorremo una tazza
di nero caffè.

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